Democrazia ferita La grande ipocrisia dei partiti italiani sulle elezioni europee

Tra candidature truffa, campagne elettorali nazionali e disinteresse delle televisioni è in discussione la legittimità di un appuntamento così importante come quello dell’8 e 9 giugno

AP/Lapresse

Si è chiusa in Italia la fase di presentazione delle liste dei candidati e delle candidate per le elezioni europee che si svolgeranno nel nostro Paese dalle 14 dell’8 giugno alle 23 del 9 giugno. Oltre duemilaseicento candidati e candidate concorreranno per la conquista di settantasei seggi al Parlamento europeo distribuiti fra trentacinque liste che coinvolgono almeno cento vecchi e nuovi partiti pur sapendo che, a causa della soglia del quattro per cento, solo sette-otto di queste liste potranno riuscire a portare delle elette e degli eletti al Parlamento europeo.

Sappiamo anche che, contrariamente a quel che avviene negli altri ventisei Paesi dell’Unione europea in cui si rispetta il principio della incompatibilità fra incarichi nazionali e mandato europeo introdotto dal Consiglio nel 2002 sulla cui base chi viene eletto abbandona l’incarico nazionale, quattro leader italiani (Giorgia Meloni, Elly Schlein, Antonio Tajani e Carlo Calenda) hanno deciso di «ferire la democrazia» – per usare l’espressione che sottoscriviamo di Romano Prodi – candidandosi ma annunciando che, in caso di elezione, resteranno in Italia, al contrario di Giuseppe Conte, Matteo Salvini, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli non candidati e di Matteo Renzi che ha annunciato la sua decisione in caso di elezione di lasciare il Senato così come Emma Bonino ha dichiarato che accetterà l’elezione se i risultati della lista «Stati Uniti d’Europa» lo consentiranno.

Per la prima volta seicentomila studenti fuori sede potranno votare in Italia in un comune diverso da quello di residenza se avranno fatto domanda entro il 5 maggio mentre questo non avverrà per gli studenti Erasmus all’estero dove potranno votare nei consolati solo gli iscritti all’Aire con la rilevante eccezione degli italiani nel Regno Unito.

Per quel che sappiamo nessun comune italiano si è attivato per ricordare ai cittadini dell’Unione europea residenti in Italia il loro diritto di votare per liste italiane (articolo 22 Tfue e articolo 39 Carta dei Diritti) facendo domanda in tempo utile (ormai scaduto) presso il comune di residenza e la Rai latita insieme al ministero degli interni nell’avvio di una campagna di sollecitazione al voto quando siamo ormai a trenta giorni dalle elezioni europee. Il Parlamento italiano non ha accettato la nostra proposta di estendere il diritto di elettorato attivo ai sedicenni nati entro il 31 maggio 2008, contrariamente a quel che avviene in cinque paesi dell’Unione europea.

I partiti italiani, collegati a partiti europei, ignorano nella loro propaganda elettorale i nomi dei «candidati di punta» (Spitzenkandidaten) scelti da popolari (Ppe), socialisti (Pse), Verdi e Sinistra per la presidenza della Commissione europea così come avvenne del resto alle elezioni europee nel 2014 e nel 2019 confermando – non solo in Italia – l’inconsistenza di un metodo scelto a maggioranza dal Parlamento europeo al di fuori dei trattati che suscita ben poco interesse nei media se si tiene conto che il dibattito a Maastricht il 28 aprile fra quei candidati non è stato ritrasmesso da nessuna grande rete televisiva e tanto meno da Euronews acquistata nel luglio 2022 da Alpac Capital legata così al primo ministro ungherese Viktor Orbán.

I candidati di punta del Ppe (Ursula von der Leyen) e dei socialisti europei (Nicolas Schmitt) non si presentano alle elezioni europee – un’altra ferita alla democrazia europea – al contrario dei candidati di punta verdi Terry Reintke e Bas Eickhout e del candidato della Sinistra Walter Baier a cui non aderiscono tuttavia tutte le sinistre europee a cominciare dal nazionalista francese Jean-Luc Mélenchon, dalla Linke tedesca, da Podemos spagnolo e dal Blocco della Sinistra in Portogallo.

Gli «identitari» guidati da Marine Le Pen e Matteo Salvini così come i conservatori guidati da Fratelli d’Italia, dai polacchi del PiS e dagli spagnoli di Vox non hanno candidati di punta pur conoscendo le simpatie di Giorgia Meloni per Ursula von der Leyen con un sostegno a destra che sarebbe destinato ad alienarle il consenso dei socialisti europei nel voto di fiducia del 17 luglio se la presidente uscente fosse scelta dal Consiglio europeo a fine giugno.

Pur non avendo designato dei candidati alla presidenza della Commissione europea i centristi-liberali hanno designato un trio di capi-lista che rappresentano i tre partiti del gruppo parlamentare europeo: Marie-Agnes Strack Zimmermann per l’Alde, Sandro Gozi per il Pde e Valérie Hayer per i macroniani di Renaissance.

Nel variegato panorama politico europeo non potevano mancare i regionalisti dell’Ale, affiliati ai Verdi, rappresentati dalla minoranza danese in Germania di Maylis Rossberg e dal catalano Raul Romeva, i pan-europei di Volt con Daman Boeselager e Sophie in’t Veld, i pirati europei rappresentati da Marcel Kolaja e Anya Hirschel e la destra battista evangelica del Movimento cristiano europeo di Valeriu Ghiletchi.

Sappiamo infine che il Consiglio ha ignorato la proposta, presentata dal Parlamento europeo con il rapporto Domenec Ruiz Deveza (presidente dei federalisti europei e vicepresidente del Movimento europeo internazionale cancellato senza motivazioni dalle liste del Psoe in Spagna), di introdurre delle liste transnazionali che avrebbero dato una visibilità e una legittimità democratica al metodo altrimenti inconsistente dei «candidati di punta» alla presidenza della Commissione europea.

Vedremo quale risultato uscirà dalle urne europee la notte del 9 giugno potendosi affidare per ora solo alle molto ipotetiche previsioni del sito Europe Elects in parte fondate su sondaggi legati alle scelte nazionali e solo in parte legate agli orientamenti dei cittadini in quanto elettori europei.

Per parte nostra abbiamo inviato alle candidate e ai candidati italiani le nostre «dieci priorità per la decima legislatura europea», che sarà in ogni caso «costituente» di una nuova Europa, chiedendo loro di sottoscriverle entro il 15 maggio quando comunicheremo la lista di chi avrà il sostegno del Movimento europeo e annunciando che proporremo di rilanciare il 9 luglio 2024 gli elementi essenziali del progetto, del metodo e dell’agenda del Club del Coccodrillo fondato a Strasburgo il 9 luglio 1980.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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