Gli ammaccatiGrillo è finito, il Movimento 5 stelle pure, e anche Conte non si sente tanto bene

Cacciare il garante non basta a risollevare un partito allo sbando e privo di spazio politico. Ora tocca al Pd e a Schlein andare a prendersi quei voti

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Ha distrutto Beppe Grillo, ma il problema di Giuseppe Conte è Giuseppe Conte, l’uomo che ha creato negli anni una serie di fanfaluche che hanno disegnato un labirinto senza uscita. Voleva andare da solo e si è alleato con tutti. Ha propugnato idee di destra e di sinistra con il risultato di non apparire credibile né a destra né a sinistra. La sua solitudine non è una scelta visionaria, è una conseguenza politica delle sue macchinazioni. Adesso che si è liberato di un Beppe Grillo totalmente allo sbando dice che il Movimento deve diventare adulto, «non è più tempo di alibi».

No, la verità è che il Movimento è già diventato vecchio: sembra un partito, meno intelligente, della Prima Repubblica. Non ha spazio politico da occupare. Tenta uno sfondamento a sinistra in funzione anti-Schlein: ma va a sbattere, perché lì c’è Alleanza Verdi-Sinistra, un partito che ha credenziali di sinistra immensamente più limpide delle sue. E c’è appunto Elly Schlein, che è pronta a bersi i voti che inevitabilmente sgoccioleranno dalla crisi del Movimento. Il nome non lo cambierà, crediamo: un brand ammaccato è sempre meglio di niente.

«Chi intralcerà l’azione politica del Movimento 5 stelle troverà una barriera legale e pagherà di tasca propria danni e spese». L’avvocato si appresta a noiosissime battaglie legali con Grillo, in un ripiegamento solipsistico e tutto formale della battaglia politica interna, logico esito di una mentalità burocratica e commercialista che è tanto dell’avvocato quanto del comico anche impresario di sé stesso.

Conte ha annunciato che «nell’ultimo mese ci sono state ottomila nuove iscrizioni», ma nella commedia balzachiana che probabilmente nemmeno la votazione bis di domenica ha chiuso è probabile che molti elettori se ne andranno: d’altronde il processo è in corso da tempo. Per cui il Movimento 5 stelle è destinato a essere una piccola forza di dirigenti di prima e seconda fascia e dei loro supporter, perché sinceramente non si vedono ragioni di massa per votarlo, soprattutto venendo meno la politica “lauriana” (nel senso del vecchio sindaco di Napoli, Achille Lauro) del reddito di cittadinanza o quella “berlusconiana” del centodieci per cento per intonacare la casetta al mare.

Per quanto riguarda Grillo, è ormai una maschera usurata dell’arcitaliano che fu, e con gran successo. «Casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte», ha detto. Speriamo che sia vero.

Ora, tutto questo andazzo libererà molti voti nel mercato politico. È una delle competizioni aperte, cui parteciperà anche la destra, diremmo direttamente Giorgia Meloni, che incarna anche lei un certo tipo di italiano medio senza tanti principi e con molto astio addosso. Ma la scommessa riguarda soprattutto il Partito democratico e la sua capacità, o incapacità, di dare risposte agli arrabbiati ex grillini. Se ci riesce, la situazione italiana può cambiare molto.

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