Camillo di Christian RoccaRobert Zoellick e i neocon

Robert Zoellick è uno dei firmatari del famoso appello del Project for the New American Century (Pnac), il centro studi neoconservatore che già nel 1998 chiedeva al presidente Bill Clinton di adottare una nuova politica strategica per rimuovere il regime di Saddam. Zoellick, qualche giorno fa, è stato scelto da Condoleezza Rice come viceministro al Dipartimento di Stato. Sostituirà Richard Armitage, il vice di Colin Powell. I giornali americani hanno interpretato la mossa come un colpo decisivo, l’ennesimo, alla lobby neocon che nel 2001 avrebbe dirottato la politica estera americana. E’ molto probabile che resteranno delusi. Zoellick, così come Armitage, faceva parte del gruppo dei Vulcani, la squadra di politica estera che ha consigliato prima il candidato e poi il presidente Bush. I due, Zoellick e Armitage, sono stati spesso in disaccordo. Insieme hanno lavorato nell’Amministrazione di Bush padre. Armitage, tra i due, è il più realista (ma faceva parte anche lui del Pnac). Zoellick è quello più idealista. Il 51enne neo viceministro crede che l’arma del commercio sia la più potente e la più efficace per esportare i valori americani nel mondo. Nel 1992 litigò con Armitage sugli aiuti alimentari a Mosca, che Zoellick avrebbe voluto usare come strumento per provare a creare un’economia di mercato nelle ex Repubbliche sovietiche. Armitage invece voleva semplicemente distribuire il cibo. Nei primi quattro anni di Bush, i neocon hanno mal sopportato Armitage, specie perché definiva l’Iran degli ayatollah "una democrazia". Ora che Armitage non c’è più, se proprio si vuol fare il giochetto del chi sale e del chi scende, accanto alla casella "neocon" andrebbe messo il pollice in su. Negli ultimi anni Zoellick ha guidato le politiche commerciali americane, tentando ove possibile di abbattere le barriere al libero scambio. L’anno scorso è stato accusato di aver favorito gli interessi di Israele, come capita spesso ai neocon, per aver imposto all’Egitto un accordo commerciale con lo Stato ebraico. In questo modo, invece, Zoellick ha contribuito a normalizzare il quadro mediorientale. Gary Schmitt, direttore del Pnac, ha detto che Zoellick si occuperà di eliminare i contrasti tra la burocrazia del Dipartimento di Stato e la Casa Bianca, perché "è uno molto tosto quando si tratta di gestire le cose. Il Dipartimento di Stato, statene certi, diventerà molto più efficace".
Il Los Angeles Times si è rallegrato con Condi Rice per la scelta di Zoellick, specie perché è stata scongiurata la promozione di John Bolton. Nei primi quattro anni di Bush, Bolton è stato il tostissimo sottosegretario al controllo delle armi e alla sicurezza internazionale. Nonostante i modi da duro, Bolton ha gestito la crisi nordcoreana in modo multilaterale, rigettando l’ipotesi di colloqui bilaterali con il regime di Pyongyang e insistendo per un tavolo a sei (con Cina, Giappone, Seul e Russia). Bolton è stato anche il motore della Proliferation Security Initiative, la coalizione internazionale dei paesi preoccupati di fermare la corsa alle armi di distruzione da parte degli Stati ostili all’occidente. La mancata nomina di Bolton, fedelissimo del vicepresidente Dick Cheney, rivela che Condi Rice gestirà il Dipartimento di Stato da sola e senza la supervisione di Cheney, non dimostra che la politica estera americana cambierà. Anche perché le idee di Robert Zoellick sono molto simili a quelle di Bush. Nel gennaio del 2000, due anni prima dell’11 settembre, Zoellick scrisse un saggio per Foreign Affairs dal titolo: "Una politica estera per i Repubblicani". Ecco come si concludeva: "Una moderna politica estera repubblicana riconosce che nel mondo c’è ancora il Male ­ gente che odia l’America e le sue idee. Oggi abbiamo di fronte nemici che stanno lavorando sodo per sviluppare armi nucleari, biologiche e chimiche, assieme ai missili per lanciarle. Gli Usa devono restare vigili e avere la forza di sconfiggere i suoi nemici. Chi è guidato dall’ostilità o dal desiderio di dominio non risponderà alla ragione né alla buona volontà. Manipolerà le regole del mondo civilizzato per i suoi obiettivi incivili".
Il Weekly Standard, il settimanale accreditato di essere la Bibbia dei neocon, torna a chiedere il licenziamento di Donald Rumsfeld dal Pentagono. Non è certo la prima volta che la rivista diretta da Bill Kristol (ed edita da Rupert Murdoch) critica la gestione irachena di Rummy, anzi. In realtà già prima dell’11 settembre il Weekly Standard aveva chiesto le dimissioni sia di Rumsfeld sia di Paul Wolfowitz, come a dimostrare che non esiste una cosiddetta lobby neocon coesa e unita. Questa settimana è stato Frederick W. Kagan, fratello di Robert e storico militare, ad aver scritto l’articolo "Combattere la guerra sbagliata". Il succo è questo: molti conservatori difendono Rumsfeld perché chi lo critica si è opposto alla guerra in Iraq e vorrebbe cacciare Bush. In realtà c’è anche chi vorrebbe le dimissioni di Rumsfeld proprio perché sostiene la guerra in Iraq. Il segretario alla Difesa, ha scritto Kagan, ha condotto male la guerra, inviando poche truppe e provocando la situazione attuale. Questo perché ha dato priorità alla trasformazione militare che consentirà un giorno di combattere guerre convenzionali con mezzi tecnologici. Solo che oggi c’è in corso una guerra di altro tipo. Il Pentagono ha puntato sulla rivoluzione high-tech perché era convinto che in Iraq si sarebbe vinto presto e che il futuro sarebbe arrivato subito. E’ stato uno sbaglio. "Con le elezioni al sicuro, non c’è più nessun bisogno di proteggere l’architetto di questi errori".

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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