Camillo di Christian RoccaPoca Sharia

Milano. A Baghdad non ci sono soltanto autobombe. Ci sono anche la politica e una democrazia con i lavori in corso. Le notizie sono due, ed entrambe molto positive. La prima è che i rappresentanti dei partiti sunniti hanno deciso di rientrare nella Commissione che sta scrivendo la nuova Costituzione. La seconda è che la bozza di Costituzione non prevede che la sharia, ovvero la legge islamica, sia la fonte primaria di diritto del nuovo Stato iracheno. La settimana scorsa i giornali italiani, riprendendo il New York Times, avevano raccontato di una Costituzione che mortificava i diritti delle donne e imponeva la legge coranica. A leggere il testo di due successive bozze preparate dalla Commissione si scopre però che il ruolo della sharia è ridimensionato. Si tratta ancora di bozze, suscettibili di ulteriori cambiamenti, ma che dimostrano come il trend sia positivo e che la sharia non regolerà la vita politica e sociale. In ogni caso, anche se la bozza fosse piena di riferimenti alla sharia, una sua approvazione sarebbe improbabile non tanto all’Assemblea Nazionale, ma nel successivo referendum di ottobre. La Legge Transitoria che regola il processo costituzionale prevede infatti che la Costituzione sia prima approvata dall’Assemblea (entro il 15 agosto, ma la scadenza è stata spostata a fine mese) e poi confermata con un referendum. Se almeno tre province la bocciassero non entrerebbe in vigore. Il quorum non è stato previsto a caso, ma per tutelare le minoranze e le regioni, come quella curda, contrarie all’islamizzazione. I curdi controllano tre province e sono determinanti in altre due, quindi sarà quasi impossibile avere una Costituzione islamista.
La Commissione costituzionale irachena in un primo momento era composta da 55 deputati, due dei quali arabi sunniti. Gli altri erano arabi sciiti e curdi sunniti, più altre minoranze. In un secondo momento sono stati aggiunti 15 seggi con diritto di voto e 10 posti consultivi, tutti sunniti, per coinvolgere i partiti e le province che hanno boicottato le elezioni di gennaio e che successivamente hanno deciso di partecipare alla costruzione del nuovo Iraq. La settimana scorsa un deputato e un consulente sunniti sono stati uccisi dalla santa alleanza formata dai nostalgici del dittatore e dagli alqaidisti di al-Zarqawi (a dimostrazione che in corso non c’è una guerra civile etnica o religiosa – quantomeno non è combattuta da entrambe le parti – ma c’è una guerra tra chi vuole la democrazia e chi la dittatura, nazionalista o islamica che sia). Dopo quella doppia esecuzione, i sunniti avevano sospeso la partecipazione fino a quando il governo non avesse fornito loro maggiore protezione. Le richieste ora sono state esaudite e i lavori sono ripresi ieri, anche col contributo della società civile. Il presidente della Commissione, Human Hammodi, ha ricevuto seimila suggerimenti da cittadini comuni, migliaia di proposte via e-mail e ben quaranta bozze di Costituzione sono state preparate da partiti e organizzazioni non governative. Avvolte dal silenzio della stampa mondiale, le NGO irachene hanno tenuto oltre ottanta conferenze e seminari sulla Costituzione.

“Uguali senza distinzione di sesso e religione”
La Commissione è formata da sei sottocomitati. Uno si occupa del Bill of Rights, cioè lavora alla formulazione dei diritti fondamentali, delle libertà e dei doveri dei cittadini. Il 30 giugno la prima bozza era stata pubblicata in arabo dal quotidiano di Baghdad al-Mada e poi tradotta dalla Carnegie Endowment of International Peace. Quel testo è stato ritoccato due settimane dopo e anche le novità si trovano sul sito della Carnegie. E’ scomparsa la discriminazione nei confronti di Israele, prevista dalla prima bozza. Il Bill of Rights si apre così: “Gli iracheni sono tutti uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, opinione, fede, nazionalità, religione, setta o origine. E’ vietata la discriminazione sulla base del sesso, della nazionalità, della setta religiosa, dell’origine e della posizione sociale”. Al comma 8 c’è l’unica menzione della sharia: “Lo Stato deve provvedere all’armonizzazione dei doveri della donna verso le loro famiglie e il loro lavoro nella società. E anche la loro uguaglianza in tutti i campi con gli uomini senza disturbare ciò che prevede la legge islamica”. Resta l’ambiguità che c’era già nella Costituzione provvisoria, ma il compito dello Stato non sarà quello di applicare la legge islamica, ma di trovare una soluzione che garantisca l’uguaglianza tra donne e uomini e non umili la tradizione religiosa. Nel nuovo Iraq ci saranno il giusto processo e la proprietà privata. Sarà vietata ogni forma di tortura e di censura e sarà garantita “la libertà di religione e la professione di fede”. Il testo aggiunge “ai diritti previsti dalla Costituzione” anche le norme della Dichiarazione dei diritti umani, quella stessa dichiarazione che alcuni Stati musulmani non solo non rispettano, ma rifiutano di firmare. A meno che, si legge nella bozza, questi diritti “non contraddicano l’Islam”. Anche qui c’è un passo avanti: non si parla più di “legge islamica”, ma solo di un indefinito “Islam”.

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