Camillo di Christian RoccaBagram è la nuova Guantanano. Liberal contro Obama

New York. All’indomani del suo insediamento alla Casa Bianca, Barack Obama aveva ricevuto grandi elogi nazionali e internazionali per aver annunciato la chiusura del carcere di Guantanamo entro il gennaio 2010, ma le molte ambiguità di quella decisione di grande impatto mediatico e di apparente rottura rispetto alla politica di George W. Bush stanno improvvisamente cominciando a venire alla luce, anche perché da parecchi anni i detenuti della guerra al terrorismo americana non vengono più mandati a Guantanamo, ma nel carcere della base militare di Bagram, in Afghanistan. Obama non ha quasi mai parlato di Bagram, suscitando già fin dall’inizio qualche sospetto tra le organizzazioni dei diritti civili. A febbraio, nell’imbarazzo silenzioso dei media liberal, la nuova Amministrazione ha formalmente deciso di seguire la linea Bush di non garantire ai terroristi detenuti indefinitivamente a Bagram il diritto di contestare l’accusa e di poter accedere a un avvocato.
Venerdì, l’Amministrazione Obama ha fatto di più: si è opposta alla decisione di un giudice federale che aveva esteso il diritto all’habeas corpus riconosciuto dalla Corte suprema ai detenuti di Guantanamo anche a quelli rinchiusi a Bagram. Obama, seguendo la linea dei sei alti funzionari bushiani ieri messi sotto accusa dal solito giudice spagnolo Baltasar Garzón, si è rifiutato e ha detto di no, costringendo il New York Times a scrivere nel suo primo editoriale di lunedì che su Bagram, “la nuova Guantanamo”, il presidente “si sta comportando molto meno nobilmente”. Il commento del principale giornale liberal è duro: a Bagram si violano le leggi internazionali e militari e l’Amministrazione Obama “non dovrebbe sprecare energie in un appello che semplicemente ricicla le stravaganti idee sul potere esecutivo e continua le politiche di detenzione dell’Amministrazione Bush”.
La posizione del Times è tra le più moderate e anche un conduttore televisivo molto tifoso come Keith Olbermann dice che su questi temi Obama sta sbagliando tutto e non sta rispettando le promesse elettorali. Jack Balkin, professore di Legge a Yale, già due mesi fa aveva previsto che la politica di Obama sarebbe stata “no a Guantanamo, ma possiamo farne un altro altrove”. Jonathan Turley, professore alla George Washington University, ha ricordato che “Obama ha detto che nessun luogo dovrebbe essere al di fuori della legge, ma a Bagram ha fatto esattamente questo. Abbiamo un’Amministrazione che stabilisce continuamente dei principi come premessa per violarli subito dopo”. Gli uomini di Bush, ha detto il professore allo show di Olbermann, dovrebbero sventolare lo striscione “missione compiuta” perché ora “Obama sta adottando le stesse argomentazioni estremiste, anzi sta andando oltre l’estremismo del presidente Bush”.
Glenn Greenwald, una delle voci della sinistra liberal più seguite sul Web, ha scritto su Salon che “il dipartimento di Giustizia di Obama è decisamente alla destra di un giudice estremamente conservatore nominato da Bush”. In campagna elettorale e al Senato, ha ricordato Greenwald, il presidente si era impegnato a ribaltare la linea Bush, ma ora “Obama ha depositato una memoria che condivide in pieno la posizione di Bush e Cheney e dice che il presidente ha il diritto di rapire, trasportare e imprigionare la gente a Bagram indefinitivamente e senza muovere accuse formali. Dice inoltre ai tribunali che non hanno alcuna autorità di criticare le sue decisioni sui poteri di guerra”.
The Politico ha raccontato che “un crescente coro di giuristi di sinistra si sta distaccando da Obama in seguito alle recenti azioni del suo dipartimento di Giustizia che difende in modo vigoroso l’Amministrazione Bush sulla guerra al terrorismo”. Non c’è solo la decisione di mantenere il “buco nero legale” di Bagram, ma anche quella di confermare il programma segreto di intercettazioni e di continuare a invocare il segreto di stato. “La posizione di Obama sullo spionaggio illegale è peggio di quella di Bush”, si legge sulla home page di un rispettato gruppo che si batte per la libertà di Internet. Josh Marshall, la star di sinistra di TalkingPointsMemo, ha intervistato un gruppo di esperti per capire se Obama stia davvero continuando ad anteporre segretezza e potere esecutivo alla Costituzione, come faceva Bush. La risposta è stata: sì.
    Christian Rocca

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