Camillo di Christian RoccaBristol Palin e l'astinenza

New York. Bristol Palin è la figlia diciottenne della governatrice della Alaska Sarah Palin, già candidata l’anno scorso alla vicepresidenza degli Stati Uniti con John McCain. La giovane Palin, madre di un bambino di quattro mesi, è tornata al centro del dibattito politico e culturale americano per aver consigliato ai suoi coetanei l’astinenza sessuale per evitare le gravidanze giovanili.
Nominata “teen ambassador”, ambasciatore dei teenager, dalla Fondazione Candie che si batte per ridurre il numero delle gravidanze giovanili, Bristol Palin ha detto di sentirsi “un esempio vivente delle conseguenze di una gravidanza da minorenne” e, quindi, ha aggiunto: “Se posso prevenire anche una sola gravidanza di una teenager, avrò realizzato qualcosa”. Avere un figlio da minorenne, ha spiegato la mamma di Tripp, non è affatto uno scherzo.
Le parole di buon senso di Bristol sono state criticate sui giornali e in televisione, con qualche eccezione come quella di Nancy Gibbs su Time, ma era successo lo stesso anche a febbraio, quando la ragazza aveva detto che l’astinenza sessuale tra ragazzini “non è realistica”. Già prima della gravidanza, sui blog e altrove Bristol era stata oggetto di fantastiche ricostruzioni sulla nascita del fratellino con la sindrome di Down: il pettegolezzo era che il bimbo fosse figlio suo, non di sua madre. Quando Bristol è rimasta davvero incinta la vicenda ha preso una piega politica, con accuse a sua madre di aver promosso nelle scuole dell’Alaska un’educazione sessuale basata sull’astinenza, senza accorgersi che a casa sua invece succedevano cose turche. Al fondo, sia nel caso del bimbo malato, sia in quello di Bristol, c’è la questione dell’aborto. A Sarah e a Bristol non viene perdonato il fatto che non abbiano mai pensato a interrompere le loro gravidanze. Un sondaggio Gallup pubblicato ieri, tra l’altro, sostiene che per la prima volta da quando questo sondaggio viene condotto, sono più gli americani pro life, cioè contrari all’aborto, che quelli pro choice, a favore della libertà di scelta: 51 per cento contro il 42 per cento.
Il ruolo da testimonial dell’astinenza sessuale di Bristol Palin ha scatenato anche il sospetto che sia tutta una manovra per ripulire l’immagine di sua madre, probabile candidata alle primarie repubblicane del 2012, ma frenata dalla macchia di una figlia teenager, ragazza-madre e senza marito.
“Quando si tratta di combattere la gravidanza minorile, la famiglia Palin ha già fatto abbastanza danni”, ha scritto l’editorialista del New York Times Gail Collins ricordando che alla convention del Partito repubblicano i Palin si sono presentati sul palco esibendo la gravidanza della giovane Bristol e l’impegno del terrorizzato fidanzatino a costruire una famiglia. In quel modo, ha scritto la Collins, i Palin volevano dire che di fronte a una gravidanza anche due ragazzini un po’ sbandati sono pronti a crescere. Il matrimonio, invece, è saltato. Il fidanzato Levi Johnston non ha retto. L’astinenza sessuale “non funzionerà”, ha detto in tv in risposta al nuovo impegno di Bristol. “Apparizioni televisive non protette”, ha chiosato perfidamente Alessandra Stanley sul New York Times. “A prescindere da cosa ho fatto io – ha detto Bristol – l’astinenza è l’unico modo provato al 100 per cento di evitare una gravidanza”. (chr.ro)

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