GesellschaftForza Camorra

Ce lo siamo chiesto in tanti e in molti - leggendo Gomorra - si sono detti che mancava proprio il capitolo più importante: l'intreccio tra le persone, gli uomini della camorra e i partiti e, ovviam...

Ce lo siamo chiesto in tanti e in molti – leggendo Gomorra – si sono detti che mancava proprio il capitolo più importante: l’intreccio tra le persone, gli uomini della camorra e i partiti e, ovviamente, gli uomini di partito.
Per carità, lo sforzo di Saviano va apprezzato e bisogna costatare che in questi anni l”‘eroe casalese” ha spesso sottolineato – con non poche polemiche – che gli interessi economici degli apparati criminali sono da ricercare proprio nei rapporti con i partiti.
Ciò che manca però alla letteratrura di settore è una seria mappatura delle persone che – direttamente e indirettamente – hanno interessi economici con una delle più feroci organizzazioni criminali mondiali.
Il rapporto tra il potere e le organizzazioni criminali a Napoli non è cosa nuova, anzi, come spiega Barbagallo nel suo (ottimo) libro – Storia della camorra, Editori Laterza – essa ha radici profonde e risale ai periodi Borbonici e all'”onorata società”. Ma in questi giorni a Napoli in vista delle amministrative stiamo apprendendo quotidianamente che la camorra fino a qualche anno fa si limitava a offrire pacchetti di voti a questo o quel partito, a questo o a quel candidato, rivestendo una figura di stakeholder al pari di qualsiasi altro gruppo di interesse.
In queste amministrative però emerge un dato – non del tutto nuovo – ma con margini di crescita esponenziali rispetto alle vecchie tornate: la diretta candidatura nelle liste di affiliati, rinviati a giudizio e indagati per associazione a delinquere di stampo camorristico.
Facendo un giro sulle liste dei diversi Comuni è facile inciampare su candidati legati presuntivamente (il garantismo ormai è d’obbligo) alle decine di clan che dominano sul territorio napoletano.
Come ad esempio Chiaro (Pdl) e Camerlingo (Noi Sud) arrestati ieri perché accusati di collusioni con la camorra (clan Polverini), Maurizio Matacena (Lista Pionati) indagato per riciclaggio col senatore e sindaco (Pdl) di Afragola, Enzo Nespoli, o Achille De Simone rinviato a giudizio per contiguità con il clan Sarno.
Oppure addirittura si reintegra per effetto di un decreto urgente del presidente del Consiglio, in Consiglio Regionale, il condannato a 4 anni per concorso esterno in associazione mafiosa Roberto Conte.
A Napoli si è naturalmente accesa la polemica sulle liste e sui cosiddetti impresentabili, dando il via ad una arzigogolata gara sulla trasparenza della propria persona e delle proprie liste. Su tutti Lettieri che ha rilasciato una dichiarazione chiara e ineccepibile «Cosentino? Io sono autonomo». Ma il coordinatore del Pdl Campania, sotto processo per concorso esterno in associazione camorristica, non perde un minuto e dona a Il Mattino una nota che più o meno fa così: “altro che autonomo, i voti te li porto io e a me devi rispondere”.
Questi fattori rappresentano indicatori chiari di quanto sia ormai pervasiva la camorra nella politica partenopea. Non v’è istituzione sul territorio napoletano che non debba fare i conti con reati legati all’organizzazione criminale campana ma, nello stesso tempo, non v’è all’orizzonte nessuna prospettiva o precedura capace di chiarire una situazione politica che ha i connotati di una palude.
La presenza di personaggi legati ai clan, al di là della condanna morale, oggi ci dice che in Campania alcuni equilibri tra la politica e la camorra vanno rivisti con una lente del tutto nuova. Se gli appalti dopo i voti non bastano più bisogna esercitare il proprio potere direttamente sulle istituzioni, dentro le istituzioni. In questi anni i Comuni sciolti per infiltrazioni camorristiche sono stati tanti, ma oggi qualcosa è cambiato. In queste amministrative la presenza della camorra non è più contrattuale, come lo era nelle vecchie tornate elettorali, ma competitiva.

Per dirla con una nota e abusata locuzione: la camorra è scesa in campo.

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