Blow-UpLa faccia del capo

Martedì scorso abbiamo assistito al solito gratuito tentativo di prevaricazione da parte del solito ministro incline all'insulto e al sarcasmo. Stavolta però il triste siparietto televisivo s'è ape...

Martedì scorso abbiamo assistito al solito gratuito tentativo di prevaricazione da parte del solito ministro incline all’insulto e al sarcasmo. Stavolta però il triste siparietto televisivo s’è aperto nel bel mezzo di un ragionamento prezioso. Il povero malcapitato di turno stava solo facendo il suo mestiere, ma, per sua sfortuna, aveva scelto un argomento scottante, anzi, addirittura ustionante: l’immagine del leader, la “faccia” del capo. Purtroppo, a causa del comportamento indisciplinato dell’astioso onorevole, non gli è stato consentito di completare l’intervento, ciononostante il senso generale ci è apparso subito molto chiaro. In quest’ultima fase della legislatura stiamo assistendo a un premier che sottopone il suo volto, la sua figura istituzionale, l’intero suo corpo pubblico a un’esposizione video-fotografica abnorme, straripando ovunque gli sia possibile. Tuttavia tale eccesso di narcisismo mediatico non ha portato alcun beneficio alla tutela e alla promozione del suo ruolo. Sempre secondo il parere dell’esperto, ciò che prima veniva percepito come l’esplosione di una natura istrionica ma al contempo autentica, spontanea, fresca ed emozionante, adesso comincia a essere avvertito come una tattica artificiosa, equivoca, deludente e poco persuasiva. Come se fosse in atto un processo di spegnimento, l’ineluttabile eclissi di una stella. E i primi sintomi di questa pur metaforica “morte” ce li restituisce, in modo perentorio, la maschera facciale, sempre più provata e affaticata, ormai non solo incapace di naturalizzare gli effetti ingombranti della chirurgia e del make-up, ma anche di neutralizzare goffaggini e passi falsi. Ecco che la posa e il gesto coreografico con cui un tempo calcava la scena possiedono ancora l’antica enfasi recitativa, ma stanno smarrendo la disinvoltura e l’eloquenza iniziali. Quella eccezionale strategia retorica che, in tanti anni di massiccia esibizione mediatica, era riuscita a scolpire nella mente (e nei cuori) delle masse il ritratto sempiterno del politico più longevo della storia repubblicana, sta cadendo in mille pezzi. L’ultimo crollo, che purtroppo l’esperto televisivo non avuto il tempo di menzionare, lo si è visto nel grottesco fuori programma di Deauville.
Lì l’ostentata parvenza d’immortalità ha ricominciato a mostrare le sue vere sembianze. Certo, come bofonchiava il tracotante ministro, non serve scomodare Lavater e la fisiognomica, né ritornare al metodo lombrosiano, ma è indubbio, e possono confermarlo le decine di test scientifici eseguiti da autorevoli istituti universitari, che una lettura visiva della faccia del leader influenzi sensibilmente l’opinione elettorale, soprattutto l’orientamento di quella parte sociale che non giudica sulla base di un’appartenenza ideologica consolidata, ma, come si suol dire, “di pancia”, oppure, per diffidenza nei confronti dei contenuti e dei temi della politica, preferisce da sempre lasciarsi ammaliare dal carisma dell’immagine. E quale cifra inestimabile di carisma è stato, nella fattispecie, il sorriso super-fotogenico, la chiave di volta nell’architettura di tutti i suoi ritratti. Quel sorriso simulacro di una tentazione appena sussurrata, che in cambio di amore e devozione ha saputo donare al grande pubblico la promessa di un futuro radioso, oggi è adombrato dalla perplessità e dall’inquietudine, velato dalla stanchezza e a volte da una sensazione molto prossima al dolore umano.
Alla spietata evidenza della fotografia è sempre più difficile mentire.

In questi giorni è tornato in libreria Il corpo del capo, la nuova edizione del bellissimo libro scritto da Marco Belpoliti.
Nello sconvolgente capitolo finale l’autore commenta, con rara solennità filosofica, una fotografia direi emblematica del Cavaliere, ritratto in una luce inedita. Dice sull’oggi molto di più di quanto non facciano le cronache dei giornali.
Verso la fine dello spettacolo il grande attore, rimasto da solo a conversare con se stesso, si accinge a recitare l’ultimo atto, dopodichéniente rimarrà come prima.

Alex Majoli,Silvio Berlusconi, Roma 2008

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