Pellicole AppiccicoseUn perfetto gentiluomo serve a poco

Un perfetto gentiluomo, di Shari Springer Berman e Robert Pulcini, interpretato da Kevin Kline, Paul Dano e da una sprecatissima Katy Holmes: Louis, giovane aspirante scrittore con qualche perversi...

Un perfetto gentiluomo, di Shari Springer Berman e Robert Pulcini, interpretato da Kevin Kline, Paul Dano e da una sprecatissima Katy Holmes: Louis, giovane aspirante scrittore con qualche perversione sessuale inconfessata, si trova a condividere un mini-appartamento con l’anziano Hanry, maturo e squattrinato accompagnatore di donne ancora più mature di lui (e altresì ricche) che pretende di insegnare l’arte del perfetto gentiluomo. E il film, per lunghi tratti, è a sua volta un perfetto gentiluomo: raffinato, britannicamente umoristico, con una passione timida e un po’ retrò per i dettagli. E sostanzialmente inutile.

Si tratta di uno di quei casi in cui l’interrogativo cosmico da affrontare nell’immediato post-visione restail più ovvio: per quale motivo? Quale intento profondo ha spinto alla realizzazione del film? Non il successo economico, essendo il prodotto affetto da ibridismo commerciale fulminante, ma nemmeno una reale urgenza comunicativa, se non quella di sottolineare come dietro le divise da alta società si celino sovente le più torbide perversioni (bella scoperta).

Viene da dire, candidamente, cosa ce ne frega?, dato che certo non ci sbellichiamo dalle risate al punto da poter concludere che si tratti di puro e innocuo intrattenimento.

Eppure i personaggi, trapiantati in una storia dove facessero qualcosa che non fosse solo enunciare se stessi, sarebbero anche degni di nota. Eppure la mano nella messa in scena c’è, o almeno si intravede di tanto in tanto. E allora, a maggior ragione, perché? Un perfetto gentiluomo, che essendo quantomeno capace di salvare la dignità non merita in fin dei conti chissà quale improperio, diventa suo malgrado spunto per una questione di portata universale, banale e ingenua quanto inevitabile, che non si pone tanto davanti ai brutti film (quelli che sono incapacità pura, genuina e a suo modo indispensabile perché il mondo possa andare avanti) ma di fronte ai buoni (discreti) film privi di spina dorsale: visto che si disponeva delle capacità e dei mezzi economici per realizzare un’opera di passabile qualità, visto che nella produzione di un film si impiegano mesi e mesi di lavoro, visto tutto, perché non si è fatto qualcosa in più per partorire decentemente ciò che fino a prova contraria resta il più economico tra gli elementi in gioco, ovvero un’idea?

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