Pellicole AppiccicoseIl dilemma irrisolto di Ron Howard

Che la regia su commissione de Il codice da Vinci e Angeli e demoni potesse aver stordito Ron Howard era lecito sospettarlo. Il suo recente Il dilemma (Vince Vaughn, Jennifer Connelly, Winona Ryder...

Che la regia su commissione de Il codice da Vinci e Angeli e demoni potesse aver stordito Ron Howard era lecito sospettarlo. Il suo recente Il dilemma (Vince Vaughn, Jennifer Connelly, Winona Ryder) ne è una malinconica conferma e il dilemma in questione alla fine sembra essere soprattutto quello del regista, indeciso se restare sulla via del commerciale a tutti i costi (artistici), seguita con l’adattamento dei best seller di Dan Brown, o re-immettersi in un percorso più autoriale con la ricerca della commedia elegante, o grottesca, o intelligente che dir si voglia, forse (nelle intenzioni) un po’ alla fratelli Coen.

Ne esce un ibrido, punito in Italia sia dalla distribuzione – l’uscita nelle sale a fine Maggio è indice di sfiducia a monte nel prodotto – sia dagli incassi.

La storia e quello di un uomo che, scoperto che il suo migliore amico nonchè socio in affari è tradito sistematicamente dalla moglie, decide di non rivelarglielo, o almeno non subito, generando una spirale di equivoci e psicodrammi.

Ma i momenti epicamente divertenti si contano sulle dita della zampa di un canarino (tre), e nemmeno si sentono le vibrazioni intellettuali di chissà quale ironia superiore.

La verità è che ne Il dilemma Howard cerca di ritornare allo spirito delle commedie con cui esordì alla regia cinematografica (Splash, Cocoon) ma resta irretito nella macchina commerciale che lo ha guidato in tempi recenti (e senza però saperla riavviare da solo).

Il prodotto è un film non brutto, che in realtà è peggio di un film brutto, perchè quelli possono capitare, i fallimenti nel tentativo di fare qualcosa, e ce li si può lasciare alle spalle. Il dilemma invece è un non tentativo, un film tristemente riuscito nel suo piccolo, film di routine, innocuo, incapace di lasciare il benchè minimo segno nel pubblico come nella critica. Un film dimesso artisticamente e commercialmente.

Per chi dieci anni fa marchiava a fuoco la cinematografia contemporanea con A Beautiful Mind, c’è di che essere un po’ avviliti.