Caccia al tesoroIo, un ufficio comunale e Samuel Beckett

Forse questa mattina si girava una candid camera. So solo che, per descrivere perfettamente quello che accadeva davanti ai miei occhi, dovrei possedere la penna di P.G. Wodehouse, o quanto meno Jee...

Forse questa mattina si girava una candid camera. So solo che, per descrivere perfettamente quello che accadeva davanti ai miei occhi, dovrei possedere la penna di P.G. Wodehouse, o quanto meno Jeeves, il vero protagonista dei suoi libri. O, forse, senza saperlo mi sono trovato nel bel mezzo di una commedia dell’assurdo in due atti, alla Beckett o alla Ionesco. Come tale, andrebbe raccontata.

Luogo: la sala d’attesa di un ufficio comunale; due uffici.
Personaggi: quattro dipendenti del comune; un muratore; due dipendenti di società private.

Atto primo.
Arrivati davanti all’ufficio ecco il diabolico indicatore digitale dei numeri in coda e il rullo dal quale estrarre il proprio. Solo tre persone davanti. “Faremo in fretta“, mi dico.
In effetti il mio turno arriva dopo nemmeno cinque minuti di attesa. Entro nell’ufficio per sbrigare la mia pratica. Una dipendente che mi appare fredda ma cortese inizia a controllare nomi e documenti. Lungo la stessa grande scrivania a L un suo collega sta congedando due persone che avevano da risolvere le mie stesse questioni. Prima che possano terminare entra gridando al telefonino un tizio sulla cinquantina, capello gellato (spero), abito di un paio di taglie troppo grande e cartellino pinzato al taschino della giacca, che non riesco però a leggere, ma mi fa supporre sia un collega dell’ufficio. Soprattutto, la voce è decisamente sopra le righe. Mentre la coppia al mio fianco sta raccogliendo i documenti firmati eccolo intervenire, con una pressione tale da incuriosirmi e farmi pensare a una vera emergenza: “Oh, firmami questo che devo consegnare ‘sta cassa che poi un’altra me ne resta!
Giro la testa incuriosito e subito il dipendente dietro la scrivania, con fare disarmante, dice:”E’ sicuro sia il suo turno adesso?“. L’altro, un po’ interdetto, si guarda intorno ed effettivamente una seconda persona sta attendendo il proprio momento fuori dalla porta. Non esce, si limita a fare un passo indietro, rimanendo alle spalle dell’uomo che aveva superato.
“Oh dai, possibile che lo chiamo e ogni volta non mi risponde. Che ci fa col telefono quello?” Mi riprendo e capisco che la voce femminile che ha appena parlato è quella della signora che sta ultimando la mia pratica, rivolta a tutti e nessuno. “Qui abbiamo fatto. Ora prenda questi fogli e vada nell’ufficio a fianco“.

Atto secondo.
Ubbidisco ed eccomi in un secondo ufficio dove, non avendo nessuno davanti, riesco a entrare subito. “Sarà il mio giorno fortunato!“, penso incosciente. Un dipendente recupera i fogli che gli porgo, ricontrolla timbri e date. “Tutto a posto“, mi dice. “Le hanno già chiamato la persona che deve accompagnarla?” Rimango un po’ interdetto. Proprio in quel momento la signora che mi aveva avuto “in custodia” poco prima entra con una borsa colorata al braccio e invita una collega seduta nell’ufficio dove mi trovo:”Allora, andiamo?“. “Aspetta“, la ferma il collega che si sta occupando della mia pratica, “Hai chiamato giù?” “Eccerto, ma tanto a me non mi risponde mai“.
Un po’ perplesso vedo le due uscire disinvolte come massaie che si recano al mattino a fare la spesa.
Per favore, aspetti fuori“, mi dice il mio nuovo mentore. Intuisco che qualcosa non funziona esattamente come si deve, ma prima che possa dire qualcosa, continua “La chiamerò a breve“.

Epilogo.
Eccomi di nuovo in sala d’attesa, esattamente dove mi ero seduto poco più di venti minuti prima. Nel giro di un’altra mezz’ora (nella quale il dipendente che mi ha congedato rimane solo nell’ufficio a sbrigare le pratiche, la sua collega ancora non è rientrata) davanti alla porta passa un energumeno con una camicia grigia. “Aspetta, c’è da accompagnare il signore“, gli grida il dipendente indicandomi. “No ora no“, la risposta secca. Passano altri venticinque minuti, prima che un nuovo addetto in camicia grigia si presenti davanti a me e, con molta cortesia a dire il vero, mi accompagni a concludere la mia mattinata…

Fatti, luoghi e persone potrebbero essere di fantasia; se doveste capitare all’ufficio cremazioni del Cimitero di Lambrate, qualunque somiglianza con la trama di questo post sarebbe frutto della vostra immaginazione.

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