Carpe DiemLa Grecia e gli sputasentenze

È ormai da più di un anno che si discute del debito greco. E se anni fa il dibattito sarebbe rimasto confinato alla stampa finanziaria e ai centri di ricerca, nel tempo di internet i forum d’opinio...

È ormai da più di un anno che si discute del debito greco. E se anni fa il dibattito sarebbe rimasto confinato alla stampa finanziaria e ai centri di ricerca, nel tempo di internet i forum d’opinione si espandono, con palesi benefici ma anche con meno ovvi costi.

Il lettore online è volubile e impaziente. Per catturarlo servono perciò brevità e clamore. Ma gli economisti sono notori per il contrario: dicono sempre “dipende”, “da un lato…dall’altro”. Li si accusa di non arrivare mai a conclusioni univoche e risolute. È così che la domanda di certezze è oggi pienamente soddisfatta dai bloggers, che gareggiano a catturare l’attenzione dei navigatori con giudizi spicci e tesi eclatanti. Il guaio è che, per contrastare la concorrenza, la stampa finanziaria si è adattata, ed ecco che anche sul Financial Times e sull’Economist dilagano giudizi tranchant, inusuali fino a pochi anni fa. E non solo da parte dei giornalisti, ma anche degli economisti ospitati. Così che mentre l’altro giorno non è stato esattamente sorprendente apprendere che, secondo Nouriel “Meltdown” Roubini, “The Eurozone Heads for Break Up”, fa specie leggere ieri l’articolo di Martin Feldstein sull’Inevitable default della Grecia. Ed è stato ancora più sorprendente leggere su Linkiesta che anche il valente e solitamente misurato professor Deaglio pensi che “La Grecia va commissariata” perché ha sempre mentito, propinando illeggibili conti scritti… in greco (!).

La situazione della Grecia è molto difficile, e la probabilità di default è indiscutibilmente alta. Ma che senso ha dire che il default è inevitabile? L’Unione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale dicono l’esatto contrario: il default non è inevitabile, a condizione che la Grecia attui i programmi concordati. Certo, l’attuazione dei programmi è difficile, e comunque non è una condizione sufficiente affinché la Grecia si salvi. Ma il focus degli economisti dovrebbe essere questo: pensare e proporre soluzioni e interventi per evitare il default, o perlomeno per ridurne la probabilità. Tanto più che tutti convengono sul fatto che un default avrebbe un inevitabile – quello sì! – effetto domino. Chi, nel 2008, sosteneva che era meglio lasciar fallire Lehman, lo diceva perché si aspettava che succedesse il contrario di quello che è poi accaduto. Oggi nessuno sostiene che è meglio lasciar fallire la Grecia: tutti sanno che sarebbe un disastro, innanzitutto per la Grecia e poi per l’euro, l’Europa e l’intera economia mondiale. Ma allora perché non contribuire, con idee e proposte, a diminuire la probabilità di default, invece che – con sbrigative sentenze – contribuire, anche di un millesimo, ad aumentarla? E se le idee e le proposte proprio non vengono in mente, perché almeno non tacere?

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