grand-tourDal tetto, di notte. Dal Centro Svizzero una visione di Milano.

Di questi tempi è bene distinguere da immagine ad immagine. Ci piace pensare che ce ne siano di quelle che non ti stanchi a guadarle, perchè non smettono di dirti qualcosa, anche quando non sai esa...

Di questi tempi è bene distinguere da immagine ad immagine. Ci piace pensare che ce ne siano di quelle che non ti stanchi a guadarle, perchè non smettono di dirti qualcosa, anche quando non sai esattamente dove sta il gioco. Così oggi una certa fotografia è entrata appieno nel mondo dell’arte, ma soprattutto interessa così tanto architetti e paesaggisti.

Ancor di più se chi fotografa, l’artista, ha le idee chiare e si è messo a guardare il mondo da un punto che a noi è ignoto, per dirci quel che ha visto nell’istante in cui ha fatto click. Una visione che così, ora, ci offre. Ci è concessa.

Annalisa Sonzogni fotografa le città da tempo, “attratta da architetture forti che dominano il paesaggio o lo spazio”. Spesso fotografa di notte, per mostrarle come un grosso animale che respira e vive, in cui le architetture da vicino o da lontano sono piani su cui far scivolare lo sguardo per poi affondare, immaginare dove l’occhio non arriva.

Guardate qui questa buca tecnica e profonda in primo piano, illuminata, che contrasta con la Madonnina accesa di piazza Duomo, e la Torre Velasca appena dietro, che punteggiano l’orizzonte. Due direzioni opposte dello sguardo. Questo è il tetto del Centro Culturale Svizzero di Milano. Dove dovremmo guardare? O cosa?

Più facile, forse, è arrivare fino a Como in una delle architetture mito del razionalismo italiano, la Casa del Fascio di Giuseppe Terragni. L’installazione Passeggeri di Annalisa Sonzogni, dopo la mostra del dicembre scorso, pare resterà lì nell’atrio per sempre, è diventata permanente.

(titolo: La stagione, di Annalisa Sonzogni)

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