L’agente MormoraNon “mela” merito: parola di Nichi

Che ci fanno la buonanima di Steve Jobs e la bell’anima di Nichi Vendola nella stessa polemica autunnale? Son cose che capitano. Il fatto è che il manifesto a lutto stampato dalla federazione roma...

Che ci fanno la buonanima di Steve Jobs e la bell’anima di Nichi Vendola nella stessa polemica autunnale? Son cose che capitano.

Il fatto è che il manifesto a lutto stampato dalla federazione romana di Sinistra Ecologia e Libertà ha fatto infuriare il presidente del partito Vendola che – sulla sua pagina facebook – scrive:

Il genio di Steve Jobs ha cambiato in modo radicale, con le sue invenzioni, il rapporto tra tecnologia e vita quotidiana. Tuttavia fare del simbolo della sua azienda multinazionale – per noi che ci battiamo per il free software – una icona della sinistra, mi pare frutto di un’abbaglio (sic!). Penso che il manifesto della federazione romana di SEL, al netto del cordoglio per la scomparsa di un protagonista del nostro tempo, sia davvero un incidente di percorso. Incidente tanto più increscioso in quanto proprio in questi giorni nella mia regione stiamo per approvare una legge che, favorendo lo sviluppo e l’utilizzo del free software segna in modo netto la nostra scelta.

Date un’occhiata ai commenti che mostrano insoddisfazione per la gaffe. Vendola (al lavoro in Regione per una norma favorevole al “software libero”) dev’essersi irritato per davvero, tant’è che si è lasciato sfuggire un apostrofo di troppo in abbaglio. Tuttavia l’errore da matita blu è stato prontamente corretto.

Già dall’alba, gli attivisti romani del partito storcevano il naso sul web e non nascondevano l’imbarazzo: quei manifesti, oltre che un inno al capitalismo, son pure abusivi. Scrive il consigliere municipale e blogger Luca Sappino sul suo blog:

Perché se ricordando Jobs è l’innovazione che vogliamo rivendicare ci sono altri mille casi, probabilmente più compatibili con la nostra idea di società e ambiente, più sostenibili, altri mille imprenditori o ricercatori visionari, probabilmente vivi e probabilmente italiani, che si spaccano la testa in università senza fondi, senza avere neanche un garage da cui cominciare un’avventura indipendente, che meritano un saluto. Poi perché Roma da noi si aspetta altro, cose che noi sapremmo dire e che, quando non ci facciamo distrarre, diciamo. E poi perché quei manifesti sono abusivi. Quasi tutti. Ora prendiamoci le meritate ramanzine.

SEL insomma è alla ricerca di miti, “probabilmente vivi e probabilmente italiani”. Resta dunque senza padre il manifesto romano, chi l’ha mandato in stampa verrà probabilmente epurato o costretto a mesi di espiazione su un performante Windows ’95. Colpa di una comunicazione acerba, opera di una mela marcia: ci diranno in un comunicato ufficiale dal comitato centrale.

(La foto originale di questo post è presa da qui). (Update: i creativi di Quink ci scherzano su e creano una nuova linea di necrologi d’autore, tutti da ridere: eccoli).