Il canto del cigno (nero) di Marta Vincenzi

E' tutta la sera che cerco un passo del bel libro di Nassim Nicholas Thaleb Il cigno nero (Come l'improbabile governa la nostra vita). E' un best seller che affronta la tematica dell'imprevedibilit...

E’ tutta la sera che cerco un passo del bel libro di Nassim Nicholas Thaleb Il cigno nero (Come l’improbabile governa la nostra vita).

E’ un best seller che affronta la tematica dell’imprevedibilità e dell’incertezza, riguardi gli eventi della storia o i mercati concorrenziali, attraverso l’immagine, appunto, del cigno nero.

Un cigno nero si può definire un fenomeno che, fino al momento in cui si realizza, è sostanzialmente imprevedibile.

In un passo di questo libro, dicevo, l’autore cita un dimenticato borgomastro (sindaco, diremmo forse) della Vienna dell’impero asburgico, che ebbe il merito di rinforzare gli argini del Danubio. E che venne dimenticato dalla storia, tanto più che pure io abdico nella ricerca del suo aneddoto, costringendo l’eroe silenzioso a rimanere tale anche in questo post.

Scrivo qui un passo tratto da Il cigno nero:

“Supponiamo che un legislatore dotato di coraggio, influenza, intelligenza, intuito e perseveranza riesca a promulgare una legge che entra in vigore il 10 settembre 2001: impone porte a prova di proiettile dotate di serratura in tutte le cabine di pilotaggio (con costi elevati per le compagnie aeree), nel caso che i terroristi decidano di utilizzare degli aerei per attaccare il World Trade Center. So che è assurdo, ma si tratta solo di un esperimento mentale. La legge non è molto amata dal personale delle compagnie eree poichè gli complica la vita. Ma avrebbe sicuramente evitato l’11 settembre”

Vengo al punto. Stamane mi sono svegliato con questo articolo di Francesco Merlo, che ho trovato, mi spiace scriverlo, livido e brutto.

Io non voglio mettere in secondo piano le responsabilità dell’amministrazione di Genova, e segnatamente di Marta Vincenzi, le cui dichiarazioni quanto meno improvvide dopo la sciagura di sabato chiedevano (e chiedono ancora), un’assunzione di responsabilità politica forte.

Tuttavia, mi metto nei panni, anche, dei tanti amministratori, magari di piccoli comuni, che, in queste ore, si trovano costretti a fronteggiare le sempre maggiori, e più imprevedibili negli effetti, alluvioni, inondazioni, allagamenti, nubifragi.

E che non leggeranno, domani, applausi scroscianti sui giornali per il loro operato.

Vi chiedo di ragionare qualche istante sulla difficoltà che questi amministratori affrontano, e i mugugni inevitabili, e le proteste pure, di abitanti di un quartiere, per esempio, costretti ad evacuare per mezzo di una semplice ordinanza del sindaco.

Vi chiedo solo di fare questa riflessione.

Perchè è giusto, sia ben chiaro, gridare alle colpe di chi non ha saputo fronteggiare un’emergenza, tanto più se ben corredata di informazioni.

E’ giusto però anche riflettere sui decenni di disattenzione colpevole e responsabile, se vogliamo ancora più criminale, di amministrazioni (di ogni colore) che hanno ceduto al cemento facile, speculando su un territorio martoriato.

Ricordiamolo. Perchè è impossibile prevedere un cigno nero.

Ma è criminale cambiare colore a quello bianco.

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