DischauntIl disco della settimana: Robin Pecknold – St. Vincent Street

Il 31 agosto del 2010 Robin Pecknold, cantante dei Fleet Foxes, tornava in possesso di “St. Vincent Street”, l’ep che registrò nel 2002 all'età di 16 anni. Un avvenimento per lui inaspettato, almen...

Il 31 agosto del 2010 Robin Pecknold, cantante dei Fleet Foxes, tornava in possesso di “St. Vincent Street”, l’ep che registrò nel 2002 all’età di 16 anni. Un avvenimento per lui inaspettato, almeno a giudicare dalla sua reazione su Facebook: «Pensavo che tutte le copie del mio demo fossero andate ormai distrutte! Era tantissimo che non lo riascoltavo. Incredibile». A trovare per caso il prezioso reperto archeologico, sommerso in fondo a qualche scatola di ricordi, la trentenne americana Erin Richardson Smith: il disco venne regalato anni prima da Pecknold a suo marito, che faceva il cameriere in uno Starbucks di Kirkland, quartiere di Seattle.

Ecco così riaffiorare dai meandri del tempo un documento eccezionale, appartenente ad uno degli esponenti più originali del movimento indie folk americano. Del disco adolescenziale di Robin Pecknold non si era mai sentito parlare e lo stesso barbuto cantautore ne aveva perso le tracce. A sedici anni si faceva chiamare “Robin Noel Vaas”, nome dal sapore nordico e chiaro richiamo alle sue radici familiari: il nonno, Bob Valaas, era norvegese. Fin da bambino Pecknold coltivava la passione per il canto. Adorava i musical – in particolare Oklahoma! – e girava per casa cantandone i testi a memoria, tanto che gli amici di suo fratello lo soprannominarono “showtunes“. Le sue prime influenze furono la Dave Matthews Band e i Radiohead, fino alla folgorazione con Bob Dylan, che rivoluzionò il suo songwriting. A 14 anni scrisse la sua prima canzone, “Sarah Jane”, che racconta la storia di una ragazza che scappa di casa e inizia a prostituirsi.

“St. Vincent Street” contiene già tutti i semi da cui fiorirà la maestria compositiva di Pecknold negli anni a venire, da “White Winter Hymnal” a “Helplessness Blues“. Le sette tracce mostrano una profondità lirica e un’abilità compositiva notevolissime. Basti ascoltare l’iniziale “Good Humor”, con il suo arpeggio malinconico, la stessa “Sarah Jane” e “Monuments”. Il disco non è mai stato pubblicato: lo stesso Pecknold, da sempre sostenitore del file sharing, ha preferito lasciare ai suoi fan la possibilità di scaricarlo gratuitamente.

Potete ascoltare “Robin Pecknold – St. Vincent Street” cliccando qui.

*Robin Pecknold/ Robin Noel Vaas – St. Vincent Street*
(self released, 2002)
Dischaunt review: 7/10

Tracklist:
1. Good Humor
2. Sarah Jane
3. Every Season Cries
4. 88 Keys
5. Julian & Julia
6. Monuments
7. St. Vincent Street

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