FuoriserieE’ la fine di dr House: era ora

Onestamente in Rete pensavo di leggere un po' di commenti un po' più disperati: dr. House è stata un po' un'icona della TV seriale. E invece la notizia della chiusura della serie (a maggio negli St...

Onestamente in Rete pensavo di leggere un po’ di commenti un po’ più disperati: dr. House è stata un po’ un’icona della TV seriale. E invece la notizia della chiusura della serie (a maggio negli States andrà in onda l’ultima puntata) passa tutto sommato in sordina. Qualcuno su Twitter denuncia la scomparsa del proprio medico preferito, qualcun altro ribadisce di non aver mai visto nemmeno una puntata e altri ancora confermano che i tempi sono quelli giusti. Io rientro in quest’ultimo gruppo. In altre parole, il mio commento alla notizia è stato: “era ora”.

Non fraintendetemi la serie del dottor zoppo e cinico è stata un capolavoro: bella l’idea della dipendenza dai farmaci, bellissima la sua lotta costante per dimostrare che la scienza può laddove la fede non può, meravigliosa la struttura delle puntate tanto ispirata ai gialli di Sherlock Holmes, stupendo il distacco con il mondo di House e al tempo stesso quello stretto, strano rapporto con Wilson (Robert Sean Leonard, il ragazzo suicida in L’Attimo Fuggente, ogni volta mi piace ricordarlo). Ma onestamente la morte del dottor House era già arrivata da tempo. Ancora ancora la quarta stagione aveva avuto il suo motivo di esistere, con la “gara” indetta per selezionare i nuovi Foreman, Chase e Cameron. Ma da lì in poi il declino è stato inarrestabile. Il dramma per la morte di Amber, la malattia di Tredici, il suicidio di Katner, le allucinazioni, la love story con la Cuddy: insomma la magia iniziale ha ceduto brutalmente il posto al drama, perdendo tutto quel fascino che la serie aveva ai suoi esordi. House ha iniziato a essere umano, mentre a noi piaceva tanto nella sua versione brutale e distaccata, cinica e crudele. Lo stesso Hugh Laurie di interpretare la parte del geniale medico non ne poteva più, tant’è che più volte aveva dichiarato il desiderio di fare altro. E poi gli ascolti: nel corso di 8 stagioni la serie è passata da 20 milioni di spettatori a puntata a 9. Qualcosa vorrà pur dire.

E’ questo uno dei drammi che spesso investe la TV seriale: i produttori non capiscono quando è il caso di dire basta. Le serie si trascinano fino a quando possono, non curanti di uscire di scena a testa alta. Cosa che invece, a volte, sarebbe da auspicare.

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