La Net Comunicazione Politica di Francesco Pira

Avventurarsi nel tema della comunicazione politica non è semplice. Farlo con il pregio del rigore metodologico e con uno stile di scrittura semplice e piano, diventa impresa degna di nota. Ci è riu...

Avventurarsi nel tema della comunicazione politica non è semplice. Farlo con il pregio del rigore metodologico e con uno stile di scrittura semplice e piano, diventa impresa degna di nota.
Ci è riuscito, a nostro avviso, Francesco Pira, Docente di Relazioni Pubbliche e Comunicazione delle Organizzazioni Complesse – Corso di Laurea in Relazioni Pubbliche
Facoltà di Lingue e Letterature Straniere –Università degli Studi di Udine, nel libro di recente pubblicazione “La Net comunicazione politica, Partiti, movimenti e cittadini-elettori nell’era dei social network”, edito da Franco Angeli.
Il libro esce per la prestigiosa collana diretta da Livolsi e Marcellini.
Pira è ricercatore molto attento al medium.
Il mezzo di comunicazione, vero e proprio strumento di una rivoluzione lontana da compiersi, ma decisamente in atto con il proliferare di social networks e attori sempre cangianti.
La Net comunicazione politica ha, innanzitutto, un grande pregio: quello di fare ordine in una materia scivolosa e densa di voci contraddittorie. Scrivere un saggio è attività simile a quella di un arredatore che cerca di trasformare una casa in luogo accogliente. Pira mette in ordine le stanze della comunicazione politica con grande abilità. Un’analisi contestuale molto dettagliata e ricca di citazioni mostra i dati relativi all’utilizzo in politica dei new media: ne emerge un ritratto abbastanza impietoso, ma costruttivo, dell’uso che i politici italiani fanno della comunicazione.
È sufficiente un profilo Facebook a determinare la modernità del linguaggio? Pira, tenendo come bussola la campagna rivoluzionaria di Obama nel 2008, ci spiega con chiarezza che il mezzo non è sufficiente a veicolare un messaggio in modo efficace. “Per la nostra politica sembra piuttosto difficile pensare di entrare nella logica della comunicazione in rete, dove non si è più fonte (soprattutto per i giornalisti) ma uno dei nodi”.
L’analisi critica di Pira ha il pregio di porre degli interrogativi, di proporre una base per una riflessione che, non a caso, investe di domande ancora in divenire la campagna appena cominciata per la rielezione proprio del presidente Obama.
La liquidità di questi tempi, decisamente mutevoli, con i continui rimandi a Bauman, sembra trovare un conforto anche nelle parole del presidente Napolitano, pronunciate a Bologna in occasione del ritiro della laurea honoris causa: “Non si prenda l’abbaglio di ritenere che di fronte alla crisi dei partiti la soluzione sia offerta dal miracolo delle nuove tecnologie informatiche, dall’avvento della Rete, che fornisce accessi preziosi e stimoli all’aggregazione che non sono sostitutivi dei partiti”.
Il libro di Pira, comunque, offre un quadro di speranza e di cambiamento: anche i segnali delle recenti amministrative in Italia mostrano un humus culturale in forte fibrillazione, con una spinta decisamente bottom up potenzialmente foriera di un messaggio politico autentico.

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