GengisL’ICI, la Chiesa e gli indiani Nambikwara

Dice il padrone che non vuole equivoci. L’ICI la Chiesa la deve pagare, ed è pronto alla piazza e financo allo sciopero della fame perché e purchè succeda. Il principio è sacro. Però dice che poi b...

Dice il padrone che non vuole equivoci. L’ICI la Chiesa la deve pagare, ed è pronto alla piazza e financo allo sciopero della fame perché e purchè succeda.
Il principio è sacro. Però dice che poi bisogna capire le modalità dell’applicazione. Insomma cosa succede dei soldi. O, per dirla con l’Economist, dei (cash) flows. La Chiesa che paga per intero l’ICI vuol dire meno soldi per la Chiesa e più soldi per lo Stato. Il tema diventa dove taglia la Chiesa; e dove spende lo Stato.
Meno soldi per la Chiesa. Il best case è meno soldi per l’apparato della Chiesa. Il worst case è meno soldi per la solidarietà della Chiesa. O assumiamo che la Chiesa tagli i fasti del Vaticano; o assumiamo che tagli i contributi alla povertà. La seconda sembra più probabile; e dunque come direbbe l’Economist l’apparente worst case va in realtà assunto come average.
Più soldi allo Stato. Nel best case più investimenti per la crescita. Nel worst case più spesa sociale. Anche qui la seconda è la più probabile; e il worst diventa perciò a sua volta average.
Average case. Meno spesa sociale della Chiesa; e più spesa sociale dello Stato. Per il laico è giusto virtù civica. Per il liberista invarianza dello spreco, che la spesa sociale appartiene al sordido indipendentemente dalla fonte. Per il sinistro non si sa, e per indeterminatezza del soggetto (il sinistro, appunto).
Fuor di disputa ideologica, comunque cambiano i flussi; o, se volete, i flows. La Chiesa è universale, financo nello spendere. E lo Stato comunque nazionale. Pagare l’ICI è trasferire risorse. Nell’average case può voler dire toglierne agli indios Nambikwara per darne ai disoccupati organizzati. Trasferire via ICI ricchezza dall’Amazzonia al Vesuvio, o anche solo a Nichelino.
Come direbbe l’Economist, stiamoci accuorti.

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