Il sapere dei classiciQuidam itaque e sapientibus viris iram dixerunt brevem insiam (Seneca, De Ira)

I miei più affezionati sanno che il leit motiv del  blog e tema sul quale mi piace ritornare è la satira, intesa come eccezionale strumento del nostro inconscio per evitare il (e salvare dal) confl...

I miei più affezionati sanno che il leit motiv del blog e tema sul quale mi piace ritornare è la satira, intesa come eccezionale strumento del nostro inconscio per evitare il (e salvare dal) conflitto.

Chi vive in maniera satirica può prendere in contropiede il proprio avversario, per sbeffeggiarne i vizi e per condurlo ad una vita maggiormente virtuosa.

Il polo opposto alla satira (quello a cui è dedicato questo post) è l’ira.
L’ira è descritta bene da Seneca in una lettera al caro Novato di cui consiglio a tutti quanti una lettura, per la straordinaria modernità e per i numerosi rimedi che vi si trovano per potere fronteggiare ancora oggi, dopo più di duemila anni, i numerosi personaggi “iracondi”, “irascibili”, “suscettibili”, “adirati”, con i quali tutti noi facciamo i conti, quanto meno, una volta al giorno.

Io, ad esempio, mi considero sicuramente un irascibile! Ma non me ne vanto.

Anzi.

Mentre la satira rappresenta un momento salvifico che illumina le menti di due interlocutori contrapposti e divisi da un conflitto, l’ira, invece, obnubila, perché introduce nelle menti, per un brevissimo momento, una scintilla di follia (insaniam).

Viviamo in una società che espone molto facilmente le relazioni umane ad incursioni del suddetto momento di pazzia poiché lo stress quotidiano, da un lato, ed il ventaglio di opportunità che il progresso ci offre con una crescita vertiginosa, dall’altro, mettono a dura prova la nostra capacità di accontentarci e di autoimporci dei limiti.

Ma dato che non siamo certo destinati a vivere all’infinito (e ciascuna giornata della nostra vita è, per definizione, finita, nel senso di “delimitata” nel tempo) dobbiamo rassegnarci con serenità al fatto che, ad un certo punto, per forza di cose, avremo necessariamente a concedere qualcosa al nostro avversario e, per quanto ci riguarda, rinunciare ad un pezzettino di ciò che ci eravamo prefissati di ottenere.

Mentre la satira aiuta ad effettuare questa rinunzia (vedi in molti miei post precedenti), al contrario, l’ira ha piede libero – ed i suoi effetti sono potenzialmente disastrosi – quando ci ostiniamo (ma attenti, non ce la faremo mai) a volere raggiungere i nostri scopi costi quello che costi.

E allora le alternative di una vita vissuta in preda all’ira si riducono a due.
O non avremo raggiunto il nostro obiettivo, perché comunque il nostro tempo a disposizione è limitato. E allora ci saremo adirati per nulla.
Oppure lo avremo raggiunto, ma al prezzo di avere rovinato (o, peggio, perduto) il rapporto intercorso con il nostro antagonista, che magari poteva essere di amore.

Nell’uno e nell’altro scenario, come volevasi dimostrare, l’ira sarà risultata una follia.

Χαίρε,
Marco Sartori