Marta che guardaUn giardiniere regala mini-aiuole e sorrisi a Londra. Quando succederà a Milano?

A me Milano piace. Le voglio bene, come si vuole bene alla città in cui sei nata e cresciuta. Le voglio bene nonostante tutti i difetti suoi e dei suoi abitanti. E le voglio ancora più bene da quan...

A me Milano piace. Le voglio bene, come si vuole bene alla città in cui sei nata e cresciuta.
Le voglio bene nonostante tutti i difetti suoi e dei suoi abitanti. E le voglio ancora più bene da quando c’è Pisapia, che mi sembra stia facendo bene e sono contenta di averlo votato.
Sono contentissima, per esempio, dell’area C, che ha decisamente migliorato il centro della città (beati quelli che ci abitano!) e che è comunque un tentativo di indurre buone abitudini nei cittadini. Addirittura, per quanto mi riguarda, l’area C potrebbe anche diventare più estesa, che male non farebbe. E non per la qualità dell’aria, perché l’aria C da sola non basta, ma per la qualità tutta della vita di una città, per decongestionare il traffico, per incentivare l’uso dei mezzi pubblici e, perché no, delle biciclette che la mia Milano tutta piatta sembra fatta apposta per loro.
Sono contenta perché Pisapia ha riammesso alla mensa dell’asilo anche i bambini degli immigrati non regolari, per esempio, e perché ho l’impressione che stia lavorando secondo buon senso, accettando compromessi inevitabili quando sei in quella posizione, e mi sembra che stia facendo il sindaco quasi con amore (è una parolona, ma rende l’idea), senza manie di protagonismo, senza megafono, ma lavorando zitto zitto, e seriamente.

Comunque, a proposito di gesti d’amore per una città, a Londra c’è un giardiniere-guerrigliero che se ne va in giro a ricoprire le tante buche che deturpano strade e marciapiedi con dei bellissimi giardini in miniatura. E questo matto (molto romantico) ha girato un video dove spiega un po’ il senso di questi gesti gentili e mostra le reazioni della gente di fronte a queste piccole poesie verdi. Sono atti di amore che generano amore. E io credo, come lui, che le “buone azioni” siano contagiose e che certi gesti, provocazioni educate e sottili, abbiano ricadute positive, se ripetuti e raccontati e ribaditi e diffusi viralmente.

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