Alta FedeltàPomigliano, Fiat dovrà riassumere 145 operai Fiom. Castro (Pdl): “Il collocamento forzato conosce una nuova figura: il comunista”

Alcune settimana fa, preso il Tribunale di Modena, la Fiom aveva vinto un ricorso per violazione dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori (comportamento antisindacale). Nei giorni scorsi, ino...

Alcune settimana fa, preso il Tribunale di Modena, la Fiom aveva vinto un ricorso per violazione dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori (comportamento antisindacale). Nei giorni scorsi, inoltre, le proteste degli operai dello stabilimento Powertrain a Termoli (in provincia di Campobasso): i lavoratori sono saliti sul tetto dell’assessorato al Lavoro della Regione Molise a causa di un “taglio di stipendio di 250 euro ai lavoratori iscritti alla Fiom”, come ha denunciato il segretario regionale della Fiom, Giuseppe Tarantino. Settimane addietro, a ridosso dell’accredito della busta paga, ai lavoratori Fiat iscritti alla Fiom Cgil è stata recapitata una raccomandata da parte della Direzione Aziendale a firma del Sign. Viggiano Antonio, con la quale si comunicava, a seguito del decreto del Tribunale di Larino del 23 aprile 2012, il mancato pagamento di alcune voci retributive, relative alle varie integrazioni salariali derivanti dalla contrattazione di secondo livello. Oggi a richiamare l’attenzione sul metodo di trattamento dei lavoratori Fiat, infine, arriva un’altra sentenza, ed in luogo simbolicamente più che importante: Pomigliano.

Una vicenda lunga due anni, quella di Pomigliano. Il tutto è iniziato nel mese di giugno del 2010: con un referendum appoggiato da tutti gli altri sindacati tranne i metallurgici della Cgil, Marchionne ha imposto nuove “regole”. Riduzioni delle pause, non pagamento dei primi giorni di malattia, divieto di sciopero sono divenuti così il cosiddetto “modello Pomigliano”, un manifesto poi esportato in tutto il gruppo agli 86mila operai italiani con il contratto aziendale del dicembre 2011. Un do ut des dal sapore amaro: il ritorno della Panda dalla Polonia, e quindi una maggiore quantità di lavoro, in cambio di diritti sindacali e costituzionali. E dignità.

Il Tribunale di Roma ha oggi però, condannato l’azienda automobilistica per discriminazioni contro la Fiom (clicca qui per leggere la sentenza): 145 lavoratori con la tessera del sindacato dei metalmeccanici dovranno essere riassunti nella fabbrica. Il numero è stato ottenuto ripartendo proporzionalmente gli iscritti al sindacato rispetto agli assunti totali, che ad oggi sono poco oltre 2mila. Sfruttando una normativa specifica del 2003, che recepisce direttive europee sulle discriminazioni, il sindacato ha fatto causa al Lingotto. Alla data della costituzione in giudizio, circa un mese fa, su 2093 assunti da Fabbrica Italia Pomigliano nessuno risultava iscritto alla Fiom. Come dimostrato da una simulazione statistica affidata ad un professore di Birmingham, le possibilità che ciò accadesse casualmente risultavano meno di una su dieci milioni. Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, ha agito per conto di tutti i 382 iscritti alla sua organizzazione, anche se nel mentre il numero è sceso a 207. Come accaduto per molte sentenze precedenti, non è da escludere la Fiat faccia ricorso e intanto si riservi di non dare applicazione alla sentenza. Diversi gli operai preoccupati che la sentenza possa servire da “scusa” alla Fiat per abbandonare l’Italia ed optare per l’Europa dell’Est.

Il responsabile nazionale auto della Fiom, Giorgio Airaudo, ha dichiarato soddisfatto: “Oggi sappiamo con certezza che in Italia un lavoratore, anche della Fiat, può scegliere il sindacato a cui iscriversi e che questo non è usato come discriminante per la sua assunzione”. “Finalmente è stata riconosciuta in Fiat la violazione dei più elementari diritti alla persona e premiato l’eroismo di chi ha resistito”, ha detto Giorgio Cremaschi, di Rete 28aprile della Cgil. Poco loquace il leader della Cisl Raffaele Bonanni secondo il quale “quello che fa la magistratura va bene comunque”, mentre la Uilm (sindacato metalmeccanici della Uil, ndr) della Campania: “Anche la Uilm ha tanti iscritti che ancora non sono stati riassorbiti, ed è impensabile che la Fiom abbia un canale preferenziale grazie ad una sentenza”.

Il governatore della Puglia, Nichi Vendola, ha osservato su Twitter che “ancora una volta un tribunale sanziona lo stile discriminatorio della Fiat di Sergio Marchionne” e che “la violazione di diritti fondamentali dei lavoratori non è compatibile con la democrazia e con la modernità”. “Ci auguriamo che il clima delle relazioni sindacali nell’azienda vada verso un miglioramento ed una auspicabile normalizzazione. Come Pd abbiamo presentato una proposta di legge che chiede di ripristinare l’art. 19 dello Statuto dei lavoratori nella versione precedente al referendum del 1995: in questo modo si consentirebbe a tutti i sindacati che appartengono a confederazioni nazionalmente rappresentative di avere propri delegati nei luoghi di lavoro”, ha dichiarato in una nota Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione Lavoro.

Di tutt’altra impronta l’intervento del senatore Maurizio Castro, capogruppo PdL in Commissione Lavoro: “In qualità di relatore della legge sulla riforma del mercato del lavoro avevo provocatoriamente chiesto se la magistratura italiana non stesse preparandosi, pur di salvaguardare lo strumento del reintegro forzato in azienda del lavoratore licenziato, a considerare discriminatorio, sempre e comunque e indipendentemente da ogni valutazione di fatto, ogni licenziamento il cui destinatario fosse un iscritto alla Fiom, un senegalese, un musulmano, un gay”. Il senatore ha proseguito, arrivando ad esemprimere un parere “forte” sulla sentenza di Pomigliano: “Non avrei mai immaginato che quel paradosso divenisse realtà, com’è accaduto con il provvedimento che, sulla base di un’asserita discriminazione sindacale, ordina alla Fiat di assumere 145 fiommini. Il collocamento obbligatorio conosce così una nuova figura, accanto agli orfani, agli invalidi e ai profughi della Libia: il comunista, di morselliana memoria“. L’esponente PDL ha infine fatto intendere che con tali premesse, sarà molto difficile che il Senato possa pensare ad un “processo di ripensamento e di riscrittura bipartisan dell’articolo 19”.