ÈvvivaSecondo quale legge le amanti devono per forza camminare su tacchi alti?

Io amo la Rodotà. Moltissimo. La sua posta del cuore su Sette è diventata un must, per me. Mi piace quando è dissacrante, la adoro quando in due battute dà consigli spocchiosi e cattivi, quando amm...

Io amo la Rodotà. Moltissimo. La sua posta del cuore su Sette è diventata un must, per me. Mi piace quando è dissacrante, la adoro quando in due battute dà consigli spocchiosi e cattivi, quando ammazza in tre parole donnette e omuncoli e ravviva in poche righe quelli che non si riconoscono più. Mi piacciono le terapie che consiglia, tutto. Ma ieri mi ha delusa, mi ha lasciata con un immenso “perché?”.
Su Sette, a pagina 33, Amalia racconta la sua storia di amante di un uomo sposato che all’improvviso, imbattutosi in un conoscente di famiglia, la pianta in asso per strada scappando a gambe levate: “Lui si è girato di scatto e ha cominciato a correre come un pazzo, piantandomi lì sul marciapiede come un’imbecille. L’ho raggiunto dopo l’angolo camminando piano SUI MIEI TACCHI ALTI DA AMANTE, lui ansimava”. Vabbè, la storia finisce come tante storie, tra amanti e coppie legalizzate, con silenzi e assenza di desiderio, stavolta da parte di Amalia.
Però io mi domando da ore come mai la Rodotà non abbia detto nulla su quei ghettizzanti tacchi da amante. Come se un’amante non potesse calzare infradito bassissimi e, nonostante ciò, essere una bomba a letto. Maria Laura, cara, stavolta mi sei caduta negli stereotipi anche tu, eh.

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