Stealing the lightRipescaggi politici e karma oltremanica

Mentre in Italia si parla di una (ormai pare ben più che ipotetica) risurrezione politica di Silvio Berlusconi, con conseguenze più o meno conclamate per il nostro già fragile status finanziario, n...

Mentre in Italia si parla di una (ormai pare ben più che ipotetica) risurrezione politica di Silvio Berlusconi, con conseguenze più o meno conclamate per il nostro già fragile status finanziario, nel Regno Unito non c’è tempo per le solite prese in giro, perchè la notizia del giorno è quella di una (in questo caso ancora ipotetica) ricomparsa sulle scene di uno dei personaggi più controversi della storia isolana: l’ex-Primo Ministro laburista Tony Blair.

Mentre Berlusconi sembra essere disprezzato più dall’opinione pubblica internazionale che da quella nostrana (in fondo, nazional-popolarmente parlando, un po’ di simpatia la ispira ancora), Blair sembra avere mantenuto una parvenza di rispettabilità all’estero, ma ha attraversato una vera e propria damnatio memoriae in patria.

Nulla sembra salvarsi di quei suoi dieci anni di governo: il New Labour è diventato la mera maschera di un’ideologia sempre più simile a quella dei Conservatori; le politiche di allargamento del welfare uno strumento demagogico per comprarsi la fedeltà degli elettori meno abbienti e – dall’altro lato – il maggiore accesso all’istruzione un modo per far sì che “le masse” capisssero meglio i meccanismi dell’economia e scioperassero meno. Come dicevo, pare difficile trovare qualcuno disposto a non dare uno “spin” negativo a decisioni, riforme, leggi propugnate da quello che era stato un maverick della politica britannica, il più giovane Primo Ministro del secolo nel 1997, a soli 43 anni.

Ed è proprio la parola “spin” quella che non può mancare di comparire accanto al nome di Blair: sia perchè è stato lui ad attribuire un ruolo di punta alla figura dello “spin doctor” nel contesto britannico, tenendo sempre al suo fianco il capo dell’ufficio comunicazione e strategia, l’ex-giornalista Alastair Campbell, sia perchè proprio al suo sibillino spin viene imputata l’entrata in guerra in Iraq al fianco degli Stati Uniti dell’allora Presidente George W. Bush, quella fatta per scovare armi di distruzione di massa mai esistite. Blair è così diventato, per sempre, Bliar.

Come se non bastassero bugie e processi, la vecchia gloria viene ora anche additata come un affarista della comunicazione: è iniziato tutto con la firma di un accordo da cinque milioni di sterline con la casa editrice con cui ha pubblicato il suo libro di memorie post-Downing Street, per poi continuare con il business delle conferenze, per cui viene pagato fino a £250.000 per un discorso di 90 minuti, e per arrivare ai compensi milionari come consulente per la banca d’investimento JP Morgan, per la compagnia assicurativa svizzera Zurich e per il gigante francese del lusso LVMH. Roba da far sembrare spiccioli le 64.000 sterline annue di pensione da parlamentare.

Non stupisce, quindi, che la notizia del riavvicinamento di Blair alla scena pubblica per supportare l’attuale segretario laburista, il giovane e (troppo?) “rosso” Ed Miliband, abbia suscitato reazioni convulse.

Paese che vai, ripescato politico che trovi; ed in questo caso, vista la lunga storia di critiche e rivalità tra Regno Unito ed Italia, si potrebbe persino parlare di karma

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