(Es)cogito, ergo sumSiria, il diavolo veste Asma

  La primavera araba si è fermata sedici mesi fa alle porte di Damasco. Al di là di quelle porte c’è ancora la città, con i suoi minareti, le sue cupole e il bianco delle terrazze che abbaglia, ma ...

La primavera araba si è fermata sedici mesi fa alle porte di Damasco.

Al di là di quelle porte c’è ancora la città, con i suoi minareti, le sue cupole e il bianco delle terrazze che abbaglia, ma ci sono anche i carri armati e il rumore degli spari. Morte e terrore ovunque.

Al di là delle ipocrisie di un Occidente cristallizzato e inerme, il vero enigma della questione siriana ha un nome e un cognome: Asma al Assad. È lei, l’elegante first lady, di nascita, modi ed educazione europee, la figura emblematica di questa guerra civile che, ad oggi, conta quindicimila vittime.

Nessuno si è ancora saputo spiegare come questa ragazza nata in Inghilterra da genitori siriani e cresciuta a Londra, non abbia almeno provato a fare qualcosa in nome della pace. Sembra impossibile che non sia intervenuta per far fermare il massacro, eppure su YouTube campeggiano ancora i video in cui la si vede consolare bambini malati e assistere anziani in difficoltà.

Ma la nuda verità è che, mentre la gente continua a morire e ad essere ammucchiata nelle fosse comuni senza nome, la first lady siriana è impegnata nello shopping sconsiderato. Ed è’ proprio la sua doppia morale a sbigottire, soprattutto dopo aver visto le agghiaccianti immagini di ciò che accade nel Paese mediorientale, giorno dopo giorno.

Un tale comportamento avremmo forse potuto aspettarcelo da una persona nata e cresciuta in Siria, un angolo di mondo dove, da sempre, i conti si regolano con la forza. Ma non da lei, Asma la londinese, Asma l’analista finanziaria che veste Chanel e indossa costose scarpe Christian Louboutin, Asma la “regina”, più volte paragonata a lady Diana.

Ma Asma al Assad, nel 2008 insignita dalla presidenza della Repubblica italiana di una medaglia per la sua opera umanitaria, è la stessa persona che lo scorso ottobre restava impassibile mentre un gruppo di cooperanti inglesi le raccontava, con dovizia di particolari, le atrocità di Homs, la sua città d’origine. A detta dei presenti avrebbe ascoltato, senza battere ciglio, storie di bombardamenti, esecuzioni e torture come se le stessero parlando delle previsioni del tempo.

Chissà, forse la bella Asma, in quel momento pensava a come arredare la sua residenza estiva di Latakia, la stessa per cui, qualche giorno fa, ha speso circa duecentosettanta mila sterline a Londra acquistando divani, tavoli e candelabri in un prestigioso negozio di design. Oppure fantasticava sul set per la fonduta acquistato su Amazon o si chiedeva come procurarsi l’ultimo film di Harry Potter da far vedere ai suoi bambini. Nel frattempo altri bambini, siriani e innocenti, venivano usati come scudi umani, senza alcuna pietà.

Tutto ciò ha profondamente indignato la società civile internazionale; tanto che, più di qualcuno, sull’onda della rabbia, ha invocato per la coppia presidenziale l’avvento di un nuovo Piazzale Loreto.

Emblematico rimane un sms inviato qualche mese fa a lady Assad dalla principessa del Qatar in cui c’era scritto: “Non posso credere che tu approvi quello che sta accadendo”.

Già, lady Assad, non possiamo crederci neanche noi.

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