(Es)cogito, ergo sumLa cultura in una scatola: il triste epilogo dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici

  La filosofia m’incantava, fin da piccola. Io, più che studiarla, avrei voluto armeggiarla, farla mia. Ero convinta che, grazie a lei, avrei potuto uccidere tutti - metaforicamente, s'intende. E, ...

La filosofia m’incantava, fin da piccola. Io, più che studiarla, avrei voluto armeggiarla, farla mia. Ero convinta che, grazie a lei, avrei potuto uccidere tutti – metaforicamente, s’intende. E, pur sentendomi ripetere da mio padre che “la filosofia è quella cosa con la quale o senza la quale si rimane tale e quale” ho pervicacemente inseguito un sogno, laureandomi in Filosofia morale.

Per questa ragione ho provato un dolore fisico sapendo della triste sorte toccata alla biblioteca dell’Istituto Italiano per gli Studi filosofici di Napoli, i cui 300mila preziosissimi volumi stanno finendo inscatolati per essere poi depositati in un anonimo capannone di Casoria.

Per gli amanti della filosofia l’Istituto napoletano incarna da sempre la Bengodi della cultura, una cattedrale del pensiero storico e filosofico del Mezzogiorno, e non solo. Poter stringere un giorno tra le mani quelle edizioni, spesso originali, di filosofi e pensatori era il sogno proibito che accarezzavamo fin da quando eravamo studenti universitari.

Anche l’Unesco, nel 1993, nel suo “Rapporto sulla filosofia” aveva definito l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici un patrimonio inestimabile dell’umanità, un luogo unico al mondo. Fautore di questo miracolo è stato l’avvocato e intellettuale napoletano Gerardo Marotta che per anni ha tenuto in vita l’Istituto finanziandolo di tasca propria.

Adesso l’Istituto non è più in grado di pagare gli affitti dei quattordici appartamenti dove sono custoditi i volumi, ragion per cui quel patrimonio, da sempre a disposizione di studenti, ricercatori e amanti del sapere, sta finendo, pian piano, rinchiuso in anonime scatole di cartone. Ma la cosa più avvilente di questa vicenda è il silenzio assordante dei sedicenti intellettuali italiani, soprattutto napoletani. Nessuna voce si è alzata dal deserto per gridare indignata di fronte a questo vergognoso esodo culturale.

Mentre si sono subito fatti avanti Giappone e Svizzera, dichiarando la loro immediata disponibilità ad accogliere tutti i volumi dell’Istituto.

L’ennesima dimostrazione del fatto che l’Italia, per chi non l’avesse ancora capito, non è un Paese per colti.

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