Un’accisa contro l’accidia

Tempi di vacche magre, questi. Ma il premier Monti è ottimista e vede la luce della ripresa, per cui noi economisti, per simpatia, 'raschiamo il fondo' della decenza e presentiamo prospettive minim...

Tempi di vacche magre, questi.

Ma il premier Monti è ottimista e vede la luce della ripresa, per cui noi economisti, per simpatia, ‘raschiamo il fondo‘ della decenza e presentiamo prospettive minimamente speranzose su cui costruire un’idea di futuro allegro.

Uno studio pubblicato su Economic Inquiry (luglio 2011) mette in relazione, in particolare, niente di meno che il prezzo della benzina con il tasso di obesità, con un’analisi empirica riferita al caso americano.

Gli USA sono notoriamente afflitti dal problema obesità: oltre il 30% della popolazione ne è interessata e una maggioranza qualificata (più di due terzi) dei cittadini ha comunque problemi di sovrappeso.

Bene, lo studio usa dati del periodo 1983-2004 in cui vengono messi in relazione il prezzo della benzina e il Body Mass Index delle persone.

E arriva ai seguenti risultati: un aumento di 1$ del prezzo della benzina produce, dopo 7 anni, una riduzione delle persone in sovrappeso e degli obesi, rispettivamente, del 7% e del 10%.

Questo significa 11 mila morti in meno all’anno per patologie legate all’eccesso di peso e un risparmio di spesa sanitaria di 11 miliardi di $.

Che l’analisi econometrica alla base dello studio sia tutta da discutere, come lo stesso autore scrive, non fa niente.

Che gli effetti quantificati non siano così roboanti (1$ del prezzo al gallone? Pensateci su), non fa niente.

Che si assuma con una certa non-chalance una relazione diretta tra aumento del prezzo della benzina e comportamenti individuali (maggiore uso della bicicletta; minori cene al ristorante, etc.), non fa niente.

Che si trascurino bellamente i costi politici legati a un utilizzo feroce delle accise, non fa niente.

Noi oggi facciamo pendant col premier che vede la luce della ripresa.

Quella, forse, di un frigorifero notturno, aperto davanti a tanti poveri conti Ugolini, in cerca in tempo di austerity del loro fiero pasto.

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