CongiunturaDopo Monti? Alla peggio, c’è Draghi

«Dopo Monti? Beh, non mi preoccuperei più di tanto. Non dimentichiamoci che c’è l’altro Mario, Draghi». In una Milano paralizzata dallo sciopero dei mezzi pubblici, banchieri e policymaker di mezza...

«Dopo Monti? Beh, non mi preoccuperei più di tanto. Non dimentichiamoci che c’è l’altro Mario, Draghi». In una Milano paralizzata dallo sciopero dei mezzi pubblici, banchieri e policymaker di mezza Europa si sono ritrovati per l’ABI/AFME 5th Annual Market Securitisation and Covered Bonds Conference 2012. La paura del dopo Monti si è notevolmente ridimensionata dopo le ultime dichiarazioni del presidente del Consiglio. Le parole dell’ex commissario Ue pronunciate al Council on Foreign Relations sono bastate. Quel «se serve, io ci sarò» ha tranquillizzato quanto basta. I problemi, semmai, sono altri.

Debito in ascesa, recessione sempre più spinta, disoccupazione stimata in aumento, derive populiste, balcanizzazione dei mercati finanziari, possibili problemi di liquidità. Le maggiori riforme (lavoro e pensioni) non produrranno effetti prima della fine del 2013, come ha fatto notare il Fondo monetario internazionale (Fmi). Nel frattempo, le conseguenze delle elezioni politiche possono essere devastanti, specie perché il campo di battaglia sarà quello dell’euro. «Euro sì o euro no: i politici italiani sono fatti così, devono ridurre tutto a una dicotomia», dice un altro banchiere, rimarcando che tutto quello che sta succedendo in Italia gli ricorda quanto successo nel 1992. «Io ero a New York quando scoppiò Tangentopoli e tutto sembrava così assurdo – ricorda – Ora come allora la corruzione è tanta, una piaga sociale». Del resto, basta aprire i quotidiani italiani per capire di che si tratta. Se perfino il ministro delle Finanze non è al di sopra di ogni sospetto, che futuro per l’Italia? Il primo banchiere è sicuro: «Almeno, fra Monti e Draghi, dovrebbe essere evitata la catastrofe, anche se una volta che Roma chiederà gli aiuti, l’eurozona entrerà in una spirale ignota». Già.

E nella difficile navigazione a vista in quella tempesta chiamata crisi, c’è poi la questione delle risorse. In mercati che ormai dipendono dai finanziamenti overnight, passare dall’avere liquidità e essere scoperti è tanto facile quanto bere un bicchier d’acqua. Le stampelle della Bce possono essere utili. «Non credo che gli investitori possano punire l’Italia nel caso chieda un sostegno all’Eurotower, anzi», dice un banchiere elvetico presente. Forse ha ragione. Dato per scontato che le esigenze di rifinanziamento italiane saranno comunque elevate fino al 2015, tanto vale evitare una pressione eccessiva sui mercati obbligazionari. «È però una decisione che, a mio avviso, deve prendere un governo politico, non un esecutivo tecnico come quello attuale», continua il banchiere. Ed è per questo che le parole di Monti, unito al suo particolare status di senatore a vita, assumono un altro significato. Da profondo conoscitore delle dinamiche presente nell’universo finanziario, Monti ha teso la mano a quel mondo. Basterà per far tornare la calma? No. Tutto l’opposto. Se è vero, come si diceva già a gennaio, il 2012 è l’anno della Spagna, è altrettanto vero che il 2013 sarà quello dell’Italia. Nel bene e nel male. Quello, quest’ultimo, tipico dei territori inesplorati.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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