Dialoghi semiseriIl PD si è già scisso. Dai suoi elettori

Gli ultimi sondaggi sulle primarie del centrosinistra sono chiari e stabili: Bersani avanti con il 37%, Renzi a un’incollatura, al 34%, più staccato Vendola con il 14% (dati Ipsos del 17/10). I dat...

Gli ultimi sondaggi sulle primarie del centrosinistra sono chiari e stabili: Bersani avanti con il 37%, Renzi a un’incollatura, al 34%, più staccato Vendola con il 14% (dati Ipsos del 17/10).
I dati relativi ai due candidati del PD parrebbero dunque indicare un partito più o meno paritariamente diviso tra i sostenitori del segretario e quelli del sindaco di Firenze, tra una linea più orientata a sinistra, ad una futura alleanza con Vendola, ed una più in continuità con il governo Monti, sotto il profilo dei contenuti, e nel solco della vocazione maggioritaria di veltroniana memoria, sotto quello dell’offerta politica.
Se tuttavia guardiamo alla realtà dei fatti, troviamo qualcosa di molto diverso. Troviamo cioè un partito che nella larghissima maggioranza dei suoi quadri e dirigenti, per non parlare degli eletti di ogni ordine e grado, è schierato con Bersani. Tra parlamentari e senatori i sostenitori di Renzi si contano sulle dita di una mano o forse due. Di poco meglio la situazione tra gli eletti nei consigli regionali e comunali nonché tra i vertici locali del PD.
Come si spiega questa differenza così grande tra le preferenze degli elettori (ovviamente se i sondaggi saranno confermati) e quella degli eletti? Se Renzi fosse un candidato puramente di bandiera senza nessuna proposta politica distintiva e sostenuto solo da una campagna elettorale molto visibile, si potrebbe sostenere che i politici di professione sanno distinguere le promesse della campagna elettorale da una solida linea politica e per questo scelgono Bersani.

Purtroppo non ci sembra che sia così: al di là della promessa di ricambio generazionale che pur sembra giustificato dopo anni di sconfitte, la proposta di Renzi sembra ben distinta da quella di Bersani come abbiamo detto sopra. La spiegazione sembra piuttosto essere che gli eletti del PD stanno facendo dei calcoli sulle probabilità di entrare di nuovo in lista alle prossime elezioni. Ogni giorno che passa sembra più probabile che si voterà con il Porcellum e in questo caso la scelta dei candidati è in capo alle segreterie. Se anche, come molto auspicabile, si facessero delle primarie per la scelta dei parlamentari delle liste PD, è probabile che avrebbero diritto di voto solo gli iscritti del PD e non tutti gli elettori. E ben sappiamo che anche tra gli iscritti del PD la maggioranza sta con Bersani per ragioni di cultura politica e di età: molti dei sostenitori di Renzi pur essendo magari elettori del PD da lungo tempo non si sono mai iscritti al partito. Di qui la scelta della maggior parte degli eletti del PD.

Anche nella più benevola delle interpretazioni, che gli eletti segueno l’orientamento degli iscritti piuttosto che dei loro elettori, questa situazione di così ampio divario tra gli elettori e gli eletti non è sostenibile nel lungo periodo. Urge una partecipazione maggiore di Renzi e degli elettori di Renzi all’interno del PD. Solo in questo modo si cambierà l’equilibrio nel PD e si riavvicineranno eletti ed elettori.

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