Pizza ConnectionL’avvocato non si presenta e il comune (sciolto per mafia) non è parte civile nel processo

Leinì, 15mila abitanti, provincia di Torino. Regno dei Coral, che per vent'anni hanno fatto i sindaci. Prima il padre Nevio, poi il figlio Ivano. Nel 2011 una operazione della Direzione Distrettual...

Leinì, 15mila abitanti, provincia di Torino. Regno dei Coral, che per vent’anni hanno fatto i sindaci. Prima il padre Nevio, poi il figlio Ivano. Nel 2011 una operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Torino (Minotauro) individua però che ci sono delle connessione tra il potere in zona dei Coral e la criminalità organizzata. Ne avevamo scritto anche qui: secondo l’accusa, Nevio Coral, avrebbe procacciato voti tra gli esponenti della ‘ndrangheta per l’elezione del figlio Ivano, poi diventato sindaco della stessa Leinì nel marzo 2010 e dimessosi in seguito all’inchiesta della magistratura nel dicembre 2012.

Ebbene, dopo le dimissioni arriva il commissario, Francesco Provolo, una carriera all’interno della prefettura di Caserta. Leinì, insieme a Volpiano è uno dei comuni più coinvolti dall’inchiesta dell’antimafia e si decide per la costituzione di parte civile al processo. La scelta dell’avvocato ricade su Vittorio Giaquinto, famoso nel foro di Santa Maria Capua Vetere con studio a Caserta.

Qualcuno contestò la scelta di andare a prendere un avvocato a 800 chilometri di distanza, ma Provolo mise la mano sul fuoco «è un esperto della materia». Non fosse che l’esperto della materia, che, come riporta l’articolo de La Stampa, è difensore storico del boss di Scampia Paolo Di Lauro, detto «Ciruzzo o’ milionario».

Tralasciando questo particolari e altri, ben descritti nel pezzo sopra, arriva il piatto forte: ieri mattina ultima giornata utile per la costituzione di parte civile del comune di Leinì al processo scaturito dall’operazione del 2011, Giaquinti non si presenta in udienza. Risultato, il comune di Leinì non sarà parte civile contro l’imputato Nevio Coral.

Bene, bravo, bis. Nel frattempo l’ex commissario Provolo è volato a fare il prefetto a Rovigo e a Leinì ha lasciato altre tracce della sua Caserta, costate qualche decina di migliaio di euro. E su questa vicenda per mesi ha preso per il naso i cittadini di Leinì e non solo. Cittadini che si sono ritrovati, stando alle indagini, prima la ‘ndrangheta in casa grazie a colui che, sia ben chiaro, votato, ha retto il comune per più di un ventennio e poi esclusi al momento di chiedere il conto. Succede a Leinì, quindicimila abitanti in provincia di Torino.

Ora la patata bollente è in mano al nuovo commissario, vice prefetto Rita Piermatti, che avrà il suo bel da fare a spiegare come sono andate le cose.

AGGIORNAMENTO: a chiedere scuse pubbliche anche il viceparroco di Leinì che invia una lettera a Piermatti dopo la pessima figura rimediata dall’accoppiata Provolo-Giaquinto. Vi proponiamo la lettera integralmente

Stim.ma Dott.sa Rita Piermatti,
le scrivo questa lettera aperta a fronte del nuovo caso che vede ancora la città di Leini sotto l’attenzione scioccata dell’opinione pubblica.
Non entro nel merito del processo penale in corso perché questa è materia di giudici, procuratori e avvocati.
Nemmeno mi pronuncio sull’opportunità di costituirsi parte civile nel medesimo processo come deciso dalla Commissione da Lei presieduta.
Mi appello pubblicamente invece alla Sua attenzione e sensibilità, che nei nostri brevi incontri ho subito potuto notare, per chiederLe di fare tutto il possibile davanti agli esiti davvero imprevedibili che la Vostra decisione ha incontrato.
Il Comune di Leini non ha potuto costituirsi parte civile a causa del grave comportamento deontologico dell’Avvocato che doveva prepararne la richiesta e ottenerne dal Giudice la positiva accoglienza.
Sarebbe davvero disdicevole che, in ogni dove ma soprattutto in questo momento di grave crisi economica e politica – specialmente per Leini – si aggiungesse al danno la beffa di onorari a carico di una Comunità che è stata danneggiata sul piano legale non da una sentenza non favorevole, (e in questo caso comunque da rispettare e appellare), ma dall’impreparazione e verosimile superficialità di chi doveva tutelarla.
In breve mi permetto di chiederLe un segnale forte per la nostra cittadinanza che preveda le scuse pubbliche di chi ha sbagliato e il Suo personale e sicuro impegno che nemmeno un centesimo del denaro pubblico di Leini sarà impiegato per compensare il pessimo lavoro che ha recato un danno grave ad una città già sconvolta dalle vicende giudiziarie in cui si è trovata coinvolta.
Chiedere scusa in questa società è spesso avvertito dai prepotenti come un atto di debolezza. Invece esso è segno di grande umanità, rispetto e attenzione verso chi si è danneggiato. Inoltre è un gesto che permette di chiarire meglio la propria posizione. E’ sulle scuse che si concedono le eventuali attenuanti.
Quanto al danno economico non devo ricordare a Lei che da diverso tempo i bimbi delle nostre scuole portano i gessi e altro materiale scolastico da casa. Sono certo che davanti ai magri risultati ottenuti per inadempienza del proprio dovere, un grande studio legale non dovrebbe avere difficoltà a concordare con una Vostra richiesta in questo senso. Ne uscirebbe credo anzi meno malconcio di quanto i media in queste ore descrivono.
È chiaro che una parcella non sprecata non risolverà i problemi delle nostre famiglie: ma è altrettanto vero che risulterà essere un indice importante di uno Stato libero e responsabile verso i suoi cittadini.
Mentre la ringrazio per la sua attenzione e per il suo lavoro che so essere davvero interessato alla nostra comunità e ricordando che vi trovate come Commissione in questa situazione per scelte soprattutto operate da Altri, Le porgo i più cari saluti confidando di trovare in Voi Alti Funzionari dello Stato un segnale alto e nobile della nostra Repubblica,
Cordialmente,
don Diego Goso
vice parroco di Leini

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