Main StreetLe elezioni siciliane viste dal mondo globale

Di questi tempi, la clientela giapponese e asiatica è molto interessata al rischio-Italia. Uno degli incubi ricorrenti di questi investitori è che le elezioni siciliane abbiano mostrato a livello n...

Di questi tempi, la clientela giapponese e asiatica è molto interessata al rischio-Italia.
Uno degli incubi ricorrenti di questi investitori è che le elezioni siciliane abbiano mostrato a livello nazionale e a livello europeo che gli elettori sono pronti a ripudiare l’austerità. “Dal mese di giugno, il supporto totale per i partiti sostengono il governo Monti, tra cui il Partito Democratico e il Popolo della Libertà, è sceso al di sotto del 50 per cento nella maggior parte dei sondaggi”, rilevano con una certa ansia questi investitori.
“E’ una cosa prevedibile quando aumenti le tasse, riformi le pensioni e tenti di sbloccare il mercato del lavoro”, completo di solito tra me, in silenzio, quando sento queste affermazioni.
Parlando con un gestore di Osaka delle elezioni siciliane, gli ho chiesto: “ma siamo sicuri che l’esito delle elezioni in Sicilia non sia market friendly?”
Per una decina di secondi, c’è stato silenzio. Come se la routine della nostra conversazione fosse distribuita su un nastro trasportatore che subisce un inceppo temporaneo.
La bassa affluenza alle urne e il successo del movimento “anti-establishment” di Grillo sanciscono la disfatta di un’intera classe politica. Su questo non ci piove. Se da una parte i risultati suggeriscono che c’è è un crescente sentimento anti-austerità accoppiato con un travaso di voti verso forze politiche non convenzionali, d’altro canto la frammentazione politica non indebolisce la piattaforma del premier Mario Monti. Paradossalmente la rafforza. Proviamo a proiettare i risultati siciliani su scala nazionale: un Parlamento spaccato, con Grillo primo partito, non offre alternative al Monti bis. Il che, è esattamente la soluzione auspicata dai mercati. Continuate ad avere fiducia nell’Italia perché il timone lo continuerà a controllare Monti e non i vecchi partiti costosi, corrotti e agonizzanti” ho osservato.
Il mio interlocutore mi ha ringraziato, lasciando capire che Monti è in questo momento l’interlocutore insostituibile della comunità internazionale, di quel mondo globale che guarda all’Italia per gli investimenti.

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