Aquí Madrid – Tertulias y cafésPepe, uno di noi

A Madrid funziona così: a chiedere l’elemosina ci sono i poveri. Da una parte gli stranieri, dall’altra gli spagnoli. Dall’inizio della crisi per le strade della capitale i cartelli con su scritto:...

A Madrid funziona così: a chiedere l’elemosina ci sono i poveri. Da una parte gli stranieri, dall’altra gli spagnoli.
Dall’inizio della crisi per le strade della capitale i cartelli con su scritto: «Spagnolo senza lavoro» o «Spagnolo disoccupato» sono aumentati.
E chi tende la mano, oltre a dire perché, fa sapere a caratteri cubitali che è spagnolo.
Una sorta di denominazione di origine controllata?
Non so se queste persone pretendono un’elemosina pratiottica o semplicemente vogliono enfatizzare la loro sfortuna.
L’etichetta Made in Spain però dilaga e acquisisce prestigio, come quanto ti dicono che il tizio al bar ben vestito è italiano: ese tiene estilo.
Così non ho resistito. Mi sono avvicinata a un uomo sulla cinquantina con gli occhi blu e un cartello in mano: «Ho due figli da mantenere e mi hanno licenziato. Sono spagnolo».
Lui, Pepe, prima era magazziniere. Adesso cerca lavoro, e ogni tanto passa le sere accanto a un noto caffè.
«Le danno di più se scrive che è spagnolo?», gli ho chiesto tutto d’un fiato.
«Non lo so» mi ha risposto.
Poi, dopo un momento di raccoglimento, ha aggiunto: «Però così chi passa sa che domani potrebbe toccare a lui star qui al freddo».

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