Venezia e il Cinema : riapre il “Rossini” nella solita amnesia collettiva

Quando apre, o ancor di più quando ri-apre un cinema non si può che essere felici. Significa che l’amore per quest’arte, nei cuori della gente, non è mai stato del tutto sostituito da TV, VHS, DVD,...

Quando apre, o ancor di più quando ri-apre un cinema non si può che essere felici. Significa che l’amore per quest’arte, nei cuori della gente, non è mai stato del tutto sostituito da TV, VHS, DVD, BLURAY e da tutti gli altri dispositivi che permettono di “portare il cinema a casa tua”.

La verità vera – come sa qualsiasi appassionato di quest’arte – è che niente può sostituire l’atmosfera della sala buia né tantomeno l’impareggiabile fragranza dei popcorn appena sfornati o il piacere misto a timore nell’attesa di scoprire chi ci si siederà davanti: sarà una vecchina piccola e ripiegata su se stessa o un energumeno che ci impedirà di vedere la pellicola se non tagliata a metà?

La notizia che il vecchio Cinema Rossini, uno dei cinema storici di Venezia, ha riaperto i battenti non può che essere dunque una lieta novella. Il lavoro di restauro è molto interessante: come per il britannico Royal Exchange Theatre che ingloba una struttura moderna ed avveniristica nel contenitore fine ottocento della Borsa di Manchester, così le pareti storiche del Rossini di un tempo avvolgono la neo struttura cementizia in cui si sviluppa il cinema vero e proprio. Lasciamo stare che il rivestimento di cemento fa un po’ il verso – in rielaborazione povera – al pluripremiato e bellissimo cemento che Tadao Ando più di quattro anni fa installò a Punta della Dogana per François Pinault. L’idea è simpatica e si perdona volentieri il già visto.

Finalmente si può inoltre salutare con fervore la decisione del direttore del Circuito Cinema di Venezia, Dott. Roberto Ellero, di alternare alle proiezioni d’essai – francamente un po’ troppo presenti, in città, per costituire un’unica offerta – degli spettacoli più “popolari” e “di cassetta” che troveranno ottima collocazione nella Sala Grande del nuovo cinema, attrezzata con il 3D e con una capienza di trecento posti.

In tutto questo giubilo, tuttavia, ci si lasci l’opportunità di fare due osservazioni. La prima, di ordine meramente metodologico: si riapre un cinema che si vuole adibire a “intrattenimento” – finalmente – e lo si inaugura con la proiezione del film Canale degli angeli di Pasinetti che, per quanto apprezzabile, tutto è tranne che “intrattenimento”.

Viene ricordato, nella conferenza d’inaugurazione, che anni fa il Cinema Rossini chiudeva i battenti con la proiezione della pellicola L’ultimo samurai, un bel film hollywoodiano con Tom Cruise e degli splendidi paesaggi giapponesi.
Vien naturale di chiedersi: ma se l’intento è quello di far rivivere un cinema della città e per la città, un cinema la cui vocazione era e sarà appunto l’intrattenimento (d’altra parte bisognerebbe spiegare a certa intelligentia che intrattenere non significa per forza fare del brutto cinema, come pure che il vero cinema impegnato e di valore non dovrebbe mai far annoiare e rimpiangere d’aver comprato il biglietto), ma perché non legare idealmente la fine del vecchio Rossini (a gestione privata) con l’inizio del nuovo Rossini (a gestione comunale) riproiettando proprio L’ultimo samurai?

La risposta si connette alla seconda osservazione. Sempre di più si nota quello che sembra un desiderio, da parte del Circuito Cinema e con Esso del Comune, di obliterare il passato cinematografico “privato” di Venezia, quasi che, per dirla con le parole della assessora Tiziana Agostini (presente all’inaugurazione) si voglia ribadire che “a Venezia il cinema esiste grazie al Comune”.

Indubbiamente va riconosciuta al Comune la buona volontà di farsi “imprenditore” (nonché monopolista) cinematografico, specie da che in città sono a poco a poco spariti i gestori privati i quali, tuttavia – va detto a onor del vero – non ci consta abbiano mai ricevuto aiuti comunali per il lavoro sociale e culturale che portavano avanti.

Ecco che allora sembra fuori luogo se non di cattivo gusto far finta, in questa sorta di amnesica festa d’inaugurazione, che a Venezia, prima del Comune, nessuno si occupasse degnamente di Cinema. Senza voler tornare al conte Giuseppe Volpi di Misurata, indimenticabile fondatore della Mostra d’Arte Cinematografica che rende ancora oggi Venezia un centro mondiale del Cinema, si dovrebbe ricordare anche qualche nome tra quelli di coloro che al Cinema ed alla sua diffusione dedicarono l’intera loro esistenza.

Quei gestori che ebbero il coraggio di credere nel Cinema quando il Comune lo considerava ancora un’arte minore; quei “pionieri del cinema”, per usare la bella espressione di Carlo Montanaro, che investirono interi patrimoni personali nella convinzione che l’arte cinematografica fosse non solo un business ma un credo; quei sognatori del cinema che lottarono fino all’ultimo nel tentativo di resistere all’incipiente incalzare della Televisione.

Se le Pubbliche Autorità soffrono pertanto di amnesia, ci sia concesso di ricordare da queste colonne uomini come il cav. Giuseppe Magnarin, gestore del vecchio Cinema Arsenale ora Teatro Piccolo Arsenale in uso alla Biennale di Venezia; lo stesso Magnarin insieme al comm. Zardinoni, soci gestori del glorioso Cinema Santa Margherita, chiesa evangelica sconsacrata che oggi serve quale Auditorium dell’Università di Ca’ Foscari; i Furlan in Terraferma, a Mestre, che mantengono ancora una salda presa sull’offerta cinematografica della gronda lagunare.

Lieti di notare che il Comune si occupa, ora, di Cinema, sarebbe bello vedere che lo stesso Comune, prima o poi, volesse riconoscere il merito di chi la Storia del Cinema, a Venezia, la fece.

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