KodeuropaFarage Rock

C'è un Paese nel Kodeuropa (per chi non l'avesse ancora capito il titolo del blog è preso da qui) che sta facendo andare su tutte le furie i giornalisti europei, da una parte per le scelte avventat...

C’è un Paese nel Kodeuropa (per chi non l’avesse ancora capito il titolo del blog è preso da qui) che sta facendo andare su tutte le furie i giornalisti europei, da una parte per le scelte avventate in merito al bilancio dell’UE e per le rivendicazioni portate avanti, dall’altra per i nomignoli che bisogna ogni volta trovare per accomunare il suo Primo Ministro con altri colleghi in giro per l’Europa: Camerkel è l’ultimo, riportato da Luigi Offeddu sul Corriere. Come intuìto (I suppose), si parla di Gran Bretagna.

Qui si sta consumando uno dei cleavages politici più forti degli ultimi anni, quello che riguarda la separazione nello spettro politico tra partiti euroscettici ed euroentusiasti. In questo terzo millennio segnato dall’ingresso dell’Unione Europea addirittura nelle scelte democratiche dei singoli Stati (i supposti “governi imposti”, perdonate il pun), è difficile per un partito non schierarsi sull’appartenenza all’UE. La maggior parte delle forze politiche sceglie la botte piena e la moglie ubriaca, entusiasmandosi per l’Europa quando va bene e criticandola con forza quando va male.

In questo filone non si può sicuramente inserire l’UKIP (United Kingdom Independence Party), partito totalmente anti-UE (ma non antieuropeo, come si vedrà), che è diventato da qualche tempo il centro di accoglienza dei tories delusi. Il leader, Nigel Farage, su cui non mi soffermo perché le sue performance al Parlamento Europeo sono molto conosciute e molto propagandate da pagine altrettanto seguite e agguerrite come Informare X Resistere (603.000 likes, non stanno mica lì a pettinare le bambole) è improvvisamente salito agli onori delle cronache per la veemenza con cui si sta facendo strada nel panorama politico inglese. Solo due mesi fa, a settembre, lo stesso Farage rilasciava interviste in cui sottolineava la rilevanza dell’UKIP nella vita politica inglese, mentre un sondaggio in calce all’articolo presentava una percentuale bulgara (87%) di sì alla domanda “I Conservatori dovrebbero sbarazzarsi dei Lib-dem e fare squadra con l’UKIP?”.

La piattaforma politica europea dell’UKIP è semplice, ripetuta per 7 volte in un manifesto di 14 pagine nemmeno tanto fitte: referendum sulla membership subito. Facile a dirsi, anche Cameron lo farebbe (forse). Ma l’UKIP ha una visione ulteriore. Con il 16,5% dei voti alle ultime europee ha buone chance che al prossimo giro ottenga quello che vuole, e i sondaggi stanno dalla parte di tutti gli euroscettici inglesi. A Corby, nelle elezioni di qualche settimana fa, questo manipolo di “fruitcakes, loonies and closet racists” (© David Cameron) ha raggiunto un 14% che nell’uninominale inglese non è importante, ma ha dato un segnale abbastanza forte da essere notato anche sull’Economist. Il che è tutto dire, dato che di solito non si sporcano le mani a parlare di casa propria, e per di più di un partitino così dileggiato dalla politica “mainstream”.

Poi ci tornerò, sull’UKIP, questo è solo un assaggio. Domanda, anzi scommessa: nel 2014 sorpasserà uno dei due maggiori partiti?

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