CongiunturaLa Grecia parla di riacquisto del debito, l’Italia lo fa sul serio

BRUXELLES - Ogni tanto, nel mondo della finanza, accadono cose che non ti sai spiegare. Azioni improvvise, senza apparente logica. Eppure, accadono. Pochi minuti fa il Tesoro ha inviato una mail in...

BRUXELLES – Ogni tanto, nel mondo della finanza, accadono cose che non ti sai spiegare. Azioni improvvise, senza apparente logica. Eppure, accadono. Pochi minuti fa il Tesoro ha inviato una mail in cui spiega che ha effettuato un’operazione di riacquisto di titoli di Stato tramite il Fondo per l’ammortamento istituito nel 1993. Nello specifico, CCT e CCTeu per un valore di circa 450 milioni di euro e una consistenza di circa 360 milioni, spiega il ministero. Nessun’altra spiegazione. Stop. Piccolo particolare, ma non insignificante, per contestualizzare il tutto: è da settimane che si sta discutendo di un buy-back, cioè un riacquisto di bond governativi, come stratagemma per evitare il secondo default della Grecia.

Due le possibilità: o si è deciso di ridurre la consistenza dei bond italiani in circolazione o si è optato di acquistare i CCT e CCTeu con l’ottica di utilizzare i proventi confluiti nel fondo per comprare «partecipazioni azionarie possedute da società delle quali il Tesoro sia unico azionista, ai fini della loro dismissione», come spiega l’articolo 2, comma 182, della legge 662/1996. Per ora non si sa.

Che il governo tecnico di Mario Monti abbia contribuito a risanare la credibilità internazionale dell’Italia non è in discussione. Ma che compia un buy-back proprio quando nell’eurozona tutti si stanno chiedendo se possa essere una delle vie giuste per alleviare le sofferenze di Atene, beh… magari si poteva evitare. O si poteva gestire meglio, spiegando i motivi del riacquisto. Invece no. Il laconico comunicato stampa del Tesoro rischia di far tremare gli operatori finanziari? No. Ma è il simbolo di un fatto. Il debito pubblico italiano sta lentamente diventando come quello giapponese: acquistato e detenuto in gran parte in via domestica. Una cosa simile a quella che sta succedendo in altre nazioni dell’eurozona, nonostante le ripetute operazioni della Banca centrale europea, unica entità dell’area euro in grado di poter placare gli investitori. Non esattamente quello che si può definire un segnale di unità. 

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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