Rotta verso il mercatoAumentano le tariffe a Fiumicino, ma dobbiamo rallegrarcene

Il Governo Monti, a poche ore dalle dimissioni, ha approvato il cosiddetto contratto di programma stipulato pochi mesi fa fra l' Ente Nazionale per l' Aviazione Civile e la società Aeroporti di Rom...

Il Governo Monti, a poche ore dalle dimissioni, ha approvato il cosiddetto contratto di programma stipulato pochi mesi fa fra l’ Ente Nazionale per l’ Aviazione Civile e la società Aeroporti di Roma, concessionaria degli aeroporti di Fiumicino e Ciampino. Dopo anni di palese ostruzionismo da parte di Giulio Tremonti, che riuscì a non far applicare nemmeno un piccolo aumento provvisorio, che pure era stato approvato dal Parlamento con la legge di bilancio, le tariffe pagate da compagnie aeree e passeggeri aumenteranno, pare, di 8,5 euro, ma i consumatori dovrebbero essere contenti, perché realisticamente non c’ era altra via per avere a Roma un aeroporto adeguato.

“L’ aeroporto di Fiumicino fa schifo, è il peggiore d’ Europa”. Lo scrivo senza paura di querele, perché il virgolettato è di Gianni Mion, vicepresidente di Edizione Srl, la società della famiglia Benetton che controlla AdR Aeroporti di Roma. E se lo dice lui…

I paragoni con il terminal 5 di Londra Heathrow, su cui si basa l’ hub di British Airways, con Monaco di Baviera, persino con Atene sono impietosi e soprattutto Fiumicino è al limite della capacità delle piste, in molte ore della giornata è impossibile aprire nuovi voli e fare concorrenza, cosa che da sola può tenere alti i prezzi dei biglietti.

Come si è arrivati a questa situazione? Da una parte la privatizzazione di AdR è stata fatta in modo dilettantesco, alla fine i Benetton si sono indebitati enormemente e non hanno più un euro da investire, nonostante l’ aeroporto marci a pieni giri. Per fare un paragone, la milanese SEA riesce a far utili e investire anche con Malpensa a mezzo servizio. Come già con Telecomitalia, castrata dall’ OPA di Colaninno che D’ Alema, nella sua incompetenza, volle benedire nonostante scaricasse su una società sana i debiti fatti dall’ acquirente per comprarla, i Benetton hanno potuto tranquillamente fare di AdR una società non in grado di investire. Se l’ Agenda Monti prevede un piano di privatizzazioni, è bene che queste vengano fatte in futuro con molti paletti sulla struttura finanziaria degli acquirenti.

Ancora più importante però è stato il blocco delle tariffe aeroportuali per almeno un decennio, non è stato riconosciuto nemmeno il recupero dell’ inflazione e anzi nel 2005 l’ allora Governo Berlusconi ebbe la brillante idea di ridurre le tariffe, allo scopo di diminuire i costi di Alitalia e permettere alla tisica compagnia di bandiera di sopravvivere altri tre anni e rimandare il crac al 2008.

Non voglio sostenere che ai concessionari aeroportuali vada concessa anche la vita facile e tanti hanno fatto i furbi, ma le tariffe praticate dai principali hub europei, con l’ eccezione di Madrid, superano anche il triplo di quelle attuali di Fiumicino, almeno stando ad una slide presentata fugacemente agli analisti per l’ IPO mancata di SEA. Nonostante gli aumenti Fiumicino costerà comunque molto meno degli altri hub e, per la qualità del servizio che offre, mi sembra corretto.

Se è impensabile revocare la concessione e AdR non riesce nemmeno a costruire il molo C dell’ attuale aerostazione, le nuove piste e i nuovi terminal, che sono necessari ora e ancor più lo saranno in futuro, potranno esistere solo se saranno finanziate con l’ aumento tariffario ed è meglio rassegnarsi all’ inevitabile, nonostante il prevedibile lamento delle compagnie aeree, che vorrebbero che gli aumenti si applicassero solo dopo i lavori, ma all’ estero pagano cifre ben più alte senza batter ciglio.

Dovremmo tener presente che, quando facciamo scalo in un hub europeo come Parigi, Londra o Francoforte, paghiamo alte tariffe con cui contribuiamo a ripagare gli investimenti colà effettuati, mentre ora i passeggeri di altri Paesi che usano i nostri aeroporti, così come i vettori esteri, pagano un’ inezia per usare le nostre strutture e portar via il nostro traffico, verso le loro basi che contribuiamo ad arricchire.

Le rottamazioni auto hanno avvantaggiato più i costruttori esteri che la FIAT e gli aeroporti a prezzo politico hanno avvantaggiato più i vettori esteri che la povera Alitalia, sempre bisognosa di salvataggi, per quanti aiutini le si concedano.

Se, come pare, da Alitalia non possiamo aspettarci un grande futuro, dobbiamo salvare il salvabile nel settore e avere aeroporti di alto standard, che rendano, paghino le tasse e creino occupazione.

Le anime pie che a questo punto auspicherebbero un intervento statale devono sapere che già le nuove infrastrutture di collegamento previste costeranno alla collettività miliardi di euro e che le tasche della Repubblica sono vuote.

Ciaccia, Passera e Monti vanno comunque benedetti per averci fatto risparmiare uno spreco multi-miliardario, l’ aeroporto di Viterbo che Deo gratias è stato cancellato. Progettato per soddisfare i capricci di Alitalia, ma a dire il vero di Air France che la comanda, cioè non avere low cost e in particolare Ryanair a far sgradita concorrenza a Fiumicino, avrebbe comportato non solo la deportazione dei passeggeri, che vogliono andare a Roma, a cento chilometri da Roma, ma anche la costruzione o ricostruzione di apposite ferrovie e autostrade. Grazie per aver abortito questa idea demente, ma tanto cara al viterbese ministro Fioroni del fu Governo Prodi.

Il contratto di programma dovrebbe far partire presto cantieri che per decenni impegneranno migliaia di lavoratori nel disastrato settore delle costruzioni e anche questa è una buona notizia.

Chi guardasse il piano di sviluppo di Fiumicino leggerebbe una previsione di 100 milioni di passeggeri annui, perciò non c’ è certo bisogno di un altro aeroporto a Roma, anche se Ciampino verrà ulteriormente ridotto. Tuttavia bisogna essere in due per ballare il tango e la cifra prevista è assolutamente irrealistica se non c’ è all’ orizzonte un vettore in grado di creare un hub e attirare quei passeggeri.

Un po’ come Malpensa nel 2008, AdR si deve confrontare con il suo cliente principale, affetto da un nanismo dall’ improbabile guarigione. Pur con un ottimo socio come l’ aeroporto di Singapore, che detiene un know-how invidiabile, pur con spazi per l’ espansione che in Europa può avere forse solo Parigi, pur ora con un remunerativo e relativamente comodo contratto di programma, Fiumicino deve inventarsi il proprio futuro, che non può basarsi su Alitalia.

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