Rotta verso il mercatoAlitalia perde il monopolio della Linate-Fiumicino e dimezza i prezzi

Provate a prenotare un volo Alitalia fra Linate e Fiumicino con anticipo di almeno due settimane e potrete acquistare il biglietto di sola andata anche a meno di 50 euro, la metà di quello che ci v...

Provate a prenotare un volo Alitalia fra Linate e Fiumicino con anticipo di almeno due settimane e potrete acquistare il biglietto di sola andata anche a meno di 50 euro, la metà di quello che ci voleva qualche giorno fa.

Non credo che serva altro commento alla fine del monopolio di Alitalia sulla rotta, che il Consiglio di Stato ha decretato respingendo definitivamente il ricorso dell’ ex compagnia di bandiera contro l’ obbligo, impostole tardivamente dall’ Antitrust, di cedere a easyJet sette slot (finestre orarie di decollo o atterraggio) nell’ aeroporto di Linate, dove non ce ne sono disponibili, affinché si ripristini un minimo di concorrenza sulla rotta, scomparsa con la fusione fra Alitalia e AirOne nel 2008.

Sette slot a cui easyJet aggiungerà presumibilmente altri tre dei sei che già possiede a Linate, per poter offrire almeno cinque coppie di voli giornalieri contro le trenta di Alitalia.

Il passeggero che “rende” è quello disposto a pagare le tariffe molto elevate che gli danno il diritto di scegliere in qualsiasi momento il volo che preferisce e cambiare e cancellare a piacimento. easyJet con soli cinque voli al giorno non potrà competere, sotto questo punto di vista, con l’ offerta di ben trenta voli di Alitalia, ma costituirà comunque un’ alternativa per una fascia intermedia di clientela. Non sappiamo ancora quale politica commerciale adotterà, ma certamente per tutti i tipi di passeggeri le tariffe saranno più convenienti e già lo constatiamo, il prezzo minimo richiesto da Alitalia si è dimezzato, prima ancora che easyJet abbia annunciato quando inizierà a volare.

Quella che per decenni è stata la rotta d’ oro dell’ aviazione italiana si avvia ad essere quasi una rotta come le altre, con Alitalia, easyJet, Frecciarossa e Italo a farsi concorrenza spietata per accaparrarsi chi si sposta, quasi sempre in giornata, fra Roma e Milano.

Per Alitalia è una brutta notizia, la posizione dominante a Linate le ha generato fin qui, per sua stessa ammissione, più di 120 milioni di euro di vantaggi all’ anno e la perdita del monopolio nella rotta principale, dopo che l’ Alta Velocità ferroviaria ha già sottratto almeno un milione di passeggeri annui, con una progressione che ancora non accenna a terminare, spazza via la principale area di profitto in una linea aerea che già perde circa 200 milioni di euro l’ anno.

Per prevenire scenari tragici, simili a quelli di Swissair e Sabena che chiusero da un giorno all’ altro, bisogna rimpinguare presto le casse con soldi veri e non solo fare operazioni di cosmesi di bilancio come quella di cui si parla intorno al programma di fidelizzazione MilleMiglia.

Già, ma chi dovrebbe investire in Alitalia e perché, visto che solo con gli occhiali rosa si può intravedere un futuro bilancio in utile? Non certo gli attuali soci italiani, che scaduto il cosiddetto lock-up cercano solo di salvare il salvabile e riportare a casa qualcosa. Air France? Forse, ma cercherà di limitare il più possibile l’ esborso e poi si troverà a gestire una linea aerea che perde euro ogni giorno, da tempo immemorabile. Difficile non pensare a ulteriori tagli alle rotte, alla flotta e all’ occupazione. Tuttavia i Francesi guadagnano moltissimo dal sistema con cui da tutti gli aeroporti italiani, con l’ aiuto attivo di Alitalia, “aspirano” i lucrosi passeggeri dei voli intcontinentali verso i loro hub di Parigi e Amsterdam, lasciando a Roma solo poche briciole e a Milano nemmeno quelle. Difficilmente dunque lasceranno fallire Alitalia e, credo, interverranno al penultimo momento comprandola magari per un tozzo di pane o magari per una cifra consistente, è difficile adesso azzeccare una previsione, se non quella che i soci di Alitalia ne potranno uscire solo con perdite rilevanti.

I cavalieri coraggiosi che accorsero al salvataggio di Alitalia, rispondendo al richiamo di Silvio Berlusconi e a qualche mezza promessa implicita di compensazioni sottobanco, hanno perso i propri soldi, né possono chiedergliene conto, perché il loro pifferaio magico non è più a Palazzo Chigi. Peggio per loro, sono famosi imprenditori che però hanno investito in un business plan che faceva acqua da tutte le parti, lasciando ad Air France-KLM i preziosi passeggeri intercontinentali e andando donchisciottescamente alla guerra contro le ben più efficienti compagnie low cost straniere nei nostri voli interni, con l’ esclusione beninteso della Linate-Fiumicino assegnata come rendita esclusiva.

Per oltre quattro anni si è volato fra Roma e Milano pagando elevati prezzi di monopolio, i cui profitti non sono stati nemmeno usati come base per un’ espansione di Alitalia, ma solo per protrarre il più possibile un’ operazione sballata con cui Berlusconi ha preso in giro gli Italiani vantando un’ italianità che non è mai esistita, visto che sin dall’ inizio si sapeva che non ci sarebbe stata luce per Alitalia, a parte la luce eterna, senza l’ intervento di Air France.

Prima terminerà questa mediocre commedia dell’ italianità e dei turisti dirottati verso i castelli della Loira e meglio è. Spiace solo che gli avversari politici di Berlusconi non glielo rinfaccino nemmeno in campagna elettorale.

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