Che tempio faPrete irlandese rischia la scomunica per l’appoggio al sacerdozio femminile

«Considero la rinuncia alla mia libertà di pensiero, di parola e soprattutto di coscienza un prezzo troppo alto da pagare per essere riammesso tra le file dei ministri della Chiesa». P. Tony Flanne...

«Considero la rinuncia alla mia libertà di pensiero, di parola e soprattutto di coscienza un prezzo troppo alto da pagare per essere riammesso tra le file dei ministri della Chiesa». P. Tony Flannery – tra i fondatori dell’Association of Catholic Priests, l’organismo che riunisce circa 800 preti irlandesi, tutti favorevoli ad un profondo e radicale rinnovamento nella Chiesa – ha reso noto così, opponendovi un netto rifiuto, di essere a rischio scomunica, non avendo nessuna intenzione di rinnegare le sue convinzioni in materia di sacerdozio femminile e morale sessuale.

Violando il divieto di esprimere opinioni sui media impostogli nell’aprile del 2012 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, a causa di alcune sue prese di posizione poco “ortodosse”, il religioso redentorista irlandese, cui dallo scorso anno è stato vietato di esercitare il suo ministero, ha raccontato le sue vicissitudini dalle pagine dell’Irish Times (21/1): alla censura dell’aprile scorso, scrive p. Flannery, è seguito «un anno di tensione e stress». E se all’inizio dell’estate la possibilità di trovare un compromesso sembrava potersi realizzare, «a poco a poco – scrive il redentorista – mi sono reso conto che la CdF continuava ad alzare la posta»: «Mi trovavo di fronte ad una scelta. O firmare una dichiarazione pubblica, affermando di aver accettato insegnamenti che, in coscienza, non potevo accettare, o essere permanentemente escluso dal ministero sacerdotale, con il rischio di sanzioni anche più gravi». P. Flannery ha fatto quindi la sua scelta: «Indipendentemente dalle sanzioni che il Vaticano mi infliggerà», fa sapere, «farò, nel mio piccolo, tutto ciò che posso per oppormi alla tendenza attuale del Vaticano a creare una Chiesa della condanna invece di una Chiesa della misericordia».

Ma non finisce qui. A seguito della pubblicazione sul quotidiano The Irish catholic (23/1) di un articolo in cui si sosteneva che il prete irlandese non fosse affatto minacciato di scomunica, il 23 gennaio scorso, p. Flannery ha reso noti altri dettagli della vicenda. Il religioso redentorista racconta di aver ricevuto nel giugno del 2012 un documento della Cdf che richiamava i canoni 1044 e 1364 del codice di diritto canonico: il primo definisce «irregolari a esercitare gli ordini ricevuti», tra gli altri, quei preti che hanno commesso il delitto di eresia; il secondo stabilisce che «l’apostata, l’eretico e lo scismatico incorrono nella scomunica latae sententiae». «Prima di imporre le sanzioni previste dalla legge – così nel documento reso noto da p. Flannery – è prassi della Congregazione per la Dottrina della Fede adottare misure volte a ricondurre il prete alla fede»: «Solo se questi rimedi falliscono si rendono necessarie le pene canoniche». «Non sono un teologo – è il commento del religioso – ma per me questa suona come una minaccia».

Le cose, secondo quanto racconta il diretto interessato, si sono complicate con il cambio della guardia all’ex Sant’Uffizio. Se il card. Levada aveva ritenuto sufficiente il documento di chiarificazione presentato da p. Flannery nello stesso mese di giugno, altrettanto non ha pensato il card. Gerhard Müller, succeduto nel luglio scorso a Levada, il quale, stando al racconto di p. Flannery, in settembre gli ha inviato un documento con alcune modifiche da inserire necessariamente nella sua dichiarazione: una riguardante la successione apostolica, una sull’eucarestia, una sul sacerdozio (nella quale si afferma che l’ordinazione femminile è impossibile) e una quarta in base alla quale p. Flannery avrebbe dovuto dichiarare di accettare l’intero insegnamento della Chiesa, anche in merito alle «questioni morali». Punti, questi ultimi due, che hanno determinato il rifiuto del religioso.

Massima solidarietà a p. Flannery è stata espressa – oltre che dalla sezione irlandese del movimento Noi siamo Chiesa e dal leader del movimento austriaco della Pfarrer Initiative, p. Helmut Schüller (The Irish Times, 21/1) – dall’Association of Catholic Priests, che protesta contro un trattamento definito «ingiusto» e denuncia la procedura adottata dalla CdF: «La riluttanza a trattare direttamente con l’imputato, l’ingiunzione di mantenere il segreto, la presunzione di colpa, la mancanza di un giusto processo». «P. Flannery ha speso la sua vita al servizio della Chiesa», prosegue l’Acp, «eppure questa stessa Chiesa lo tratta senza rispetto, danneggiando la sua reputazione e lasciandolo davanti a un futuro insicuro e incerto». «Si fanno due pesi e due misure quando si predica il diritto alla libertà religiosa agli altri, ma non lo si rispetta al proprio interno». Il procedimento contro p. Flannery, conclude l’Acp, è da leggere come parte integrante dell’impegno speso dalla Chiesa a livello globale per indebolire le associazioni indipendenti di preti.

E se la provincia irlandese dei redentoristi si è detta «profondamente rattristata per l’interruzione delle comunicazioni tra p. Flannery e la CdF» ricordando quanto egli sia apprezzato e rispettato nel Paese, meno conciliante è stato il superiore generale della Congregazione, p. Michael Brehl che ha caldamente invitato p. Flannery a «rinnovare gli sforzi per trovare una soluzione concordata alle preoccupazioni sollevate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede».

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