Klimt a Damasco

Si intitola Freedom Graffiti ed è una un’opera dell’artista digitale siriano Tammam Azzam. Ispirata a “Il bacio”, quello che è forse il dipinto piu’ famoso del pittore austriaco Gustav Klimt, fa p...

Si intitola Freedom Graffiti ed è una un’opera dell’artista digitale siriano Tammam Azzam. Ispirata a “Il bacio”, quello che è forse il dipinto piu’ famoso del pittore austriaco Gustav Klimt, fa parte del progetto The Syrian Museum, una serie di tavole che inserisce le icone dei capolavori dei master della pittura europea come da Vinci, Goya, Matisse, Picasso, in contesti di guerra e distruzione. Comunica in questo modo la straziante sensazione di rottura che si crea fra i risultati straordinari che l’umanità a volte raggiunge e la distruzione di cui è ugualmente capace.

Il suo Bacio di Klimt mette in luce l’amore e la gentilezza di cui il popolo (siriano, ndr) è ancora capace in un contesto dominato invece dall’odio di regime nei confronti di questa stessa gente. Per ora si tratta solo di un progetto diffuso innanzitutto sul web. Tammam, che adesso vive a Dubai con la sua famiglia, mi spiega che forse, un giorno, tornerà in Siria per realizzarlo davvero. Su un muro della capitale. Intanto nel video qui sotto, ci mostra le altre opere della serie The Syrian Museum in una esposizione presso Ayyam Gallery a Dubai.

 https://player.vimeo.com/video/56617481?autoplay=0 

Syria | Tammam Azzam from Ayyam Gallery on Vimeo.

L’Ayyam Gallery ha una storia a se’, che è tanto interessante quando il progetto di Tammam. Inaugurata nel 2006 a Damasco, da Khaled Samawi , fu la prima galleria commerciale di arte moderna della capitale siriana. All’epoca l’impresa non fu accolta esattamente a braccia aperte negli ambienti artistici locali. In Siria resisteva ancora l’idea romantica che gli artisti sono dei poveri spiantati. Khaled Samawi invece parlava di mercato, finanziamenti, guadagno! Lui, cittadino svizzero di origini siriane, era invece eccitato proprio all’idea di strappare giovani talenti, meglio se un po’ eccentrici, dall’oblio a cui li condannava un ambiente ostinatamente immobile, e troppo attaccato alle tradizioni.

Oggi dell’Ayyam Gallery di Damasco è rimasto uno studio per artisti. Ma la galleria, ufficialmente di proprietà di Khaled e Hisham Samawi, ha aperto succursali a Dubai, Beirut, Londra e nell’incredibile città di Jeddah (Arabia Saudita).