È tutta colpa dei ferormoniRuzzle: il nuovo baccaglio 2.0

Ricordo gli albori della mia adolescenza quando scoprii internet ai fini del baccaglio.In primis c’è stato C6, il programma di messaggistica istantanea dove grazie a una ricerca con criteri di età,...

Ricordo gli albori della mia adolescenza quando scoprii internet ai fini del baccaglio.

In primis c’è stato C6, il programma di messaggistica istantanea dove grazie a una ricerca con criteri di età, zona, sesso, si conoscevano più o meno candidamente nuovi “amici”. Tutto iniziava con le classiche domande: chi sei, quanti anni hai, cosa fai, generalità fisiche e si finiva a raccontare le proprie vite e spedirsi foto.
Quest’ultimo passaggio spesso faceva crollare immaginari onirici e ancor più spesso forniva documentazione che rasentava la pornografia.
Poi ho un vuoto temporale, ricordo solo Badoo e successivamente Facebook e Twitter.
A parte i classici siti di incontri, i social avrebbero un fine diverso dal baccaglio eppure…
Cosa c’è di meglio che avere a disposizione, foto, pensieri, gusti musicali e ogni cosa umanamente condivisibile?
Un dossier completo per farsi un’idea di una persona e delle affinità che può avere con noi, facile e ancor più facile mettersi in contatto. Basta un messaggio e per i più sfrontati una richiesta di amicizia.
Niente più sguardi, sorrisi e brividi che si provano quando ci si avvicina qualcuno per conoscerci, per dirci “ciao io sono, ti ho notata..”. Niente numeri di telefono scritti su fazzoletti, niente bigliettini lasciati sulla macchina, niente fiori recapitati a casa con messaggi romantici.

Ora c’è Ruzzle e il modo per approcciare è stracciare l’avversario (quanta dolcezza).

Quest’app per cui tutti (me compresa) andiamo pazzi, per cui perdiamo la fermata della metro , ci congeliamo le mani e alitiamo sul dito per la gara aspettando il tram e, diciamola tutta, ci rincoglioniamo completamente annullando quasi l’interazione sociale durante cene, pranzi e simili. Questa “nuova” app che non è altro che il vecchio e buon paroliere presentato in chiave moderna, oltre al gioco, fornisce la possibilità di chattare, scambiarsi messaggi. È qui che casca l’asino!

Si possono scegliere avversari casuali ma anche amici di Facebook, quindi ottimo pretesto per intensificare i contatti.

Ci si sfida, la competizione è feroce, accanita e vincere, si sa, regala sempre la sensazione di delirio onnipotenza (ci vuole poco eh?). Se l’avversario diventa assiduo e le vincite o le perdite altrettanto l’interessere cresce e si passa allo scambio di messaggi. Commenti alla partita; amorevoli “sei una stronza”, in risposta a “grazie per l’Achievement ‘vinci 25 partite consecutive’ ” o “Ti odio” dopo l’ennesima vincita con uno scarto di mille punti. Poi si passa a trovare parole allusive tipo “limone”, “limonare”, “limonamico” (cit. LorenzoBises) ed è così che scatta la scommessa: -se ti batto mi concedi una cena.-
Perdendo tempo a trovare la sequenza “nontelado”, per mettere subito le cose in chiaro, la sconfitta è dietro l’angolo e la scommessa viene vinta dall’avversario. Chissà se davvero per merito o per concessione.

In ogni caso, cena fu e finale con bacio pure.

Ruzzle è il nuovo baccaglio 2.0 e, no, non lo penso solo io questo tweet ne è la prova.

L’aggravante è che dopo aver confessato di aver trovato un limonamico su Ruzzle ho conquistato 7 nuovi followers, ovviamente uomini (esseri prevedibili)!

Dopo quest’esperienza però la domanda che mi sorge è questa..
Non aspettiamo più i principi azzurri, ci salviamo da sole, consapevoli dell’atrofia del fattore Y abbiamo ridimensionato le aspettative ma cosa dovremo ancora inventare per farci invitare a cena, ovviamente oltre a far vincere un uomo a Ruzzle?

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Linkiesta Paper Estate 2020