Pizza ConnectionCantieri per Expo: 8 arresti e 3,5 milioni sequestrati

L'operazione ‘Fly-Hole’ è il settimo provvedimento della più vasta indagine ‘Infinito’, scattata ormai tre anni fa e che riportò le luci dei riflettori sulla 'ndrangheta in Lombardia.Gli otto fermi...

L’operazione ‘Fly-Hole’ è il settimo provvedimento della più vasta indagine ‘Infinito’, scattata ormai tre anni fa e che riportò le luci dei riflettori sulla ‘ndrangheta in Lombardia.

Gli otto fermi di questa mattina, maturati in seguito al reato ipotizzato di “attività organizzata al traffico illecito di rifiuti”, hanno evidenziato ancora una volta la permeabilità delle grandi opere agli interessi della malavita organizzata.

Non è infatti un caso che tra gli arrestati di questa mattina e tra le società sequestrate figurino nomi che già avevano fatto capolino nelle indagini dell’antimafia di Milano: la principale società su cui gli uomini del nucleo ambientale dei Carabinieri si sono concentrati è la Elle Elle trasporti di Stefano Lazzari e Orlando Liati.

I due, come documentato dalle indagini del Nucleo Operativo dei Carabinieri di Monza nell’attività investigativa di tre anni fa, erano in rapporti con i Barbaro, cosca operante nell’hinterland di Milano in particolare attraverso ditte di movimento terra. Non solo, perché l’indagine dei Carabinieri di Monza cristallizzava già le conversazioni tra i due e alcuni degli arrestati nell’operazione del luglio 2010.

Il ritornello è sempre il solito: quello del cosiddetto ‘giro bolla’. Il terreno sbancato va infatti trattato come rifiuto da “bonificare”, quindi con un ulteriore aggravio dei costi. Le aziende finite sotto la lente dell’antimafia (Carpineto Costruzioni, Eco-Fly ed Elle Elle) invece saltavano il passaggio della bonifica del rifiuto e andavano a sversare in tre cave: la cava dismessa “Molinetto” di Romentino (Novara), Cascina Tecchione di San Donato Milanese e alla cava dismessa di San Rocco al Porto (Lodi). Il tutto per un profitto illecito derivante da mancato trattamento dei rifiuti di 1milione e 500mila euro.

Altre imprese di Lazzari e Liati, la CIFA e la INECO, si sono aggiudicate, dulcis in fundo, appalti anche in Expo e nell’autostrada Brescia-Bergamo-Milano, tra la due grandi opere più importanti del nord-Italia e non solo.

Eppure, ha ricordato questa mattina parlando con Linkiesta il comandante del Nucleo Operativo Ecologico di Milano, Piero Vincenti, Liati già nel 2012 aveva «ricevuto dalla prefettura una interdittiva antimafia, poi rigettata dal TAR dopo il ricorso dello stesso Liati al Tribunale Amministrativo».

Insomma, il Presidente del Consiglio Letta e il Presidente della Regione Maroni, hanno già visto il loro Expo “mafia free” già infiltrato e con imprese riconducibili alla ‘ndrangheta operanti nei sub-appalti, ma questa non era una novità e Letta e Maroni parlando di Expo mafia-free, non hanno proprio mostrato l’acume degli attenti osservatori.

Il sub-appalto rimane sempre il nervo scoperto. Sub-appalti che, dice ancora Vincenti in conferenza stampa, «saranno anche da 40-50mila euro, ma quando si inizia ad averne dieci, gli euro diventano 500mila».

Twitter: @lucarinaldi

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