La ricerca della felicitàLa Bassanini e quel meccanismo da cambiare

Quando crollano le fondamenta di una casa meglio demolire e cambiare. Ricostruire con le vecchie tecniche, inadeguate ai tempi, non ha più senso. Specialmente quando le basi cedono. I superstipendi...

Quando crollano le fondamenta di una casa meglio demolire e cambiare. Ricostruire con le vecchie tecniche, inadeguate ai tempi, non ha più senso. Specialmente quando le basi cedono. I superstipendi dei dirigenti pubblici sono il prodotto diretto della legge Bassanini. Una riforma nata negli anni ’90, figlia di un’altra epoca, ormai del tutto archiviata.
Altri tempi. Le premesse di quella norma, i prerequisiti del modello, oggi non esistono più. Anacronistico il meccanismo, che però ancora persiste e si applica ai vertici della pubblica amministrazione. Il sistema si reggeva intorno all’idea che i dirigenti dovessero rimanere a tempo. Le intenzioni, allora, potevano essere condivise: aumentare le retribuzioni legate ai risultati in modo da attrarre i talenti, le risorse umane, i migliori manager dal privato al pubblico. Per riformarlo. Premi più alti rispetto ai risultati raggiunti.
Ma nel frattempo molto è cambiato. Quei dirigenti, che dovevano restare precari, sono diventati quasi tutti di ruolo. Ed è venuto meno anche un secondo aspetto, non da poco. I premi della Bassanini potevano avere un senso in una fase economica di espansione. Quando il pubblico poteva portare avanti i progetti, riconoscendo la qualità e la quantità dei risultati ottenuti in base agli obiettivi. Da anni, invece, le amministrazioni – in primis degli enti locali – sono costrette solo a tagliare. Per cui ora si fatica a comprendere il premio per chi taglia meglio.
Certamente la questione è nazionale e va sollevata con forza. Anche perché si tratta di ripristinare principi di giustizia, ridurre le disuguaglianze tra chi prende molto e poco anche nel pubblico. Bisogna, insomma, cambiare le leggi. Ma intanto qualcosa si può già fare. Da amministratore locale mi rendo conto che il pubblico, così com’è organizzato, non funziona più. E ho chiesto e ottenuto dai dirigenti della Provincia che amministro la disponibilità a rinunciare a parte dei premi di produttività. Può essere un inizio. Insomma, cambiamo rotta.

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