Pizza ConnectionL’inattendibilità di Scarantino da Boccassini a oggi

Marco Lillo pubblica sul Fatto Quotidiano la notizia del verbale del pentito Gaspare Spatuzza reso a Pietro Grasso e all'allora numero uno della Direzione Nazionale Antimafia, Pierluigi Vigna, in c...

Marco Lillo pubblica sul Fatto Quotidiano la notizia del verbale del pentito Gaspare Spatuzza reso a Pietro Grasso e all’allora numero uno della Direzione Nazionale Antimafia, Pierluigi Vigna, in cui lo stesso Spatuzza rivelava come Scarantino fosse estraneo alla strage.

«Nonostante la richiesta dell’avvocato Flavio Sinatra, difensore di due degli imputati, Salvatore Madonia e Vittorio Tutino, la Corte mercoledì – conclude Lillo nel suo pezzo – non ha ammesso il verbale tra gli atti del dibattimento. Spatuzza nel 1998 non arrivava a dire: “Procuratore Grasso sono stato io!” ma diceva: “So che qualcuno ha rubato l’auto così, l’ha preparata così e Scarantino mente”. I giudici di Caltanissetta non conoscevano queste parole quando condannavano all’ergastolo gli innocenti. Ecco perché, anche se non è rilevante dal punto di vista processuale, il verbale merita di essere riportato.

Eppure ancora quattro anni prima di Spatuzza fu una certa Ilda Boccassini a esprimere dubbi su quella pista, poi imbroccata in quarta nei tre processi Borsellino. qualche dubbioso ci fu, ma non fu ascoltato, alcune volte tacciato addirittura di fare il gioco della mafia o di voler distruggere, in una sorta di tiro al bersaglio, l’immagine della magistratura.

«L’inattendibilità delle dichiarazioni rese da Scarantino – scrivevano in una nota nel 1994 Boccassini e l’altro pm che non credeva alla ricostruzione Scarantino, Saieva – suggerisce di riconsiderare il tema dell’attendibilità generale di tale collaboratore, anche perché lo stesso ha, recentemente modificato la propria posizione in ordine ad una circostanza che assume estremo rilievo». Quella circostanza è la stessa di cui oggi si autoaccusa Gaspare Spatuzza e per la quale viene ritenuto credibile, cioè la vicenda del furto della Fiat 126, successivamente imbottita di esplosivo.

«Rinviare il compimento dei necessari atti d’investigazione potrebbe avere come effetto di lasciare allo Scarantino una via aperta verso nuove piroettanti rivisitazioni dei fatti». Niente da fare, anzi, chi aveva dubbi sullo Scarantino praticava, come disse allora Nino di Matteo, oggi pm di punta nel processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, uno «sport nazionale praticato non tanto dai pentiti, ma da molti di coloro che hanno lo scopo di fare esplodere il sistema giudiziario»

Così la balla Scarantino resse tre gradi di giudizio come abbiamo raccontato qui.

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