Orfini rompe con Fassina sul documento dei bersaniani

Fino ad oggi erano boatos, rumors. Voci che si susseguivano nei corridoi di Montecitorio e in quelli di Largo del Nazareno, sede nazionale del Pd. La rottura fra Stefano Fassina e Matteo Orfini era...

Fino ad oggi erano boatos, rumors. Voci che si susseguivano nei corridoi di Montecitorio e in quelli di Largo del Nazareno, sede nazionale del Pd. La rottura fra Stefano Fassina e Matteo Orfini era nell’aria. Troppo diversi, troppo distanti. Uno responsabile economia dell’agenda bersaniana, e convinto che il «governo del cambiamento» con i pentastellati potesse nascere da un giorno all’altro. L’altro responsabile cultura dei democratici, scolasticamente dalemiano, ma convinto che sotto sotto uno come Matteo Renzi possa essere il futuro dei democratici. 

Giorno dopo giorno il rapporto fra i due si logora. Addirittura Stefano Fassina entra a far parte della compagine di governo. Mentre “Matteo” rimane a guardare, e non tocca palla. Preferisce occuparsi del partito: «Congresso entro ottobre», è il refrain che ripete da settimane. 

Ma oggi si consuma lo strappo definitivo. Orfini risponde al documento dei bersaniani,  con un editoriale su Leftwing. «Il Pd è rimasto ostaggio della propria piccola oligarchia, del proprio ‘patto di sindacato’ interno, incapace di scegliere dove collocare sè stesso, in che direzione tentare di ricomporre le nuove fratture che la crisi apriva nella societa», spiega il giovane turco. E poi la stangata al documento: «Non è questione di forma organizzativa, come sembrano suggerire alcuni. C’è naturalmente anche questo aspetto, ma -continua Orfini- prima della forma viene la sostanza, e la sostanza di un partito è la sua capacità di portare avanti un progetto di cambiamento nella società. Non sono tessere, circoli e federazioni a fare la differenza. Il partito solido di Pier Luigi Bersani si è dimostrato evanescente quanto il partito liquido di Walter Veltroni». 

Insomma un’era finisce, e Orfini guarda avanti. «I bersaniani rappresentano il passato», mormorano a Montecitorio. Del resto,  riferiscono dal Nazareno, il documento dei bersaniani «è divisivo anche fra gli stessi bersaniani, e non è affatto condiviso dai franceschiniani». È un modo – dicono – per stoppare la scalata di Renzi. E da oggi i renziani  avranno (forse) ufficialmente un altro alleato all’interno del partito democratico. Che al momento sostiene Gianni Cuperlo per la corsa alla segreteria. Ma se le regole dovessero restare le stesse di oggi Orfini potrebbe sostenere proprio il giovanotto di Firenze, Matteo Renzi. 

Twitter: @GiuseppeFalci

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