KahlunniaSiamo tutti ternani. Siamo tutti Leopoldo Di Girolamo

Botte, sangue, acciaio. Quel che è accaduto a Terni questa mattina è solo l’epifenomeno di un malessere ben più profondo e diffuso non solo nella città umbra, ma in un Paese che vive in un eterno l...

Botte, sangue, acciaio. Quel che è accaduto a Terni questa mattina è solo l’epifenomeno di un malessere ben più profondo e diffuso non solo nella città umbra, ma in un Paese che vive in un eterno limbo.

La manifestazione di questa mattina – a differenza di quanto riportano le principali testate giornalistiche – non era una protesta contro l’azienda – l’Acciai Speciali Terni (già ThyssenKrupp)- ma, a sostegno del futuro delle acciaierie e della città di Terni. La protesta, infatti, partiva da viale Brin per raggiungere la Prefettura. E non si trattava di un percorso casuale. I lavoratori – in questo modo – volevano rappresentare la necessità che tutte le istituzioni, da quelle nazionali a quelle comunitarie, sentissero forte la voce di Terni.

A Terni, dove si produce il 35% dell’acciaio speciale italiano, il nervosismo è nell’aria. Il lavoro c’è. Grosse divisioni tra sindacati e azienda non se ne ricordano. Sull’amministratore delegato, Marco Pucci, all’epoca della tragedia alla ThyssenKrupp di Torino, responsabile del marketing da Terni, pesa una condanna in secondo grado di otto anni per omicidio colposo e la responsabilità di una fase di transazione delicatissima. Il problema, però, è un altro e si inizia a manifestare nel gennaio 2012. All’inizio dello scorso anno la finlandese Outukumpu acquista la divisione acciaio di ThyssenKrupp. Nel pacchetto era inclusa l’AST di Terni.

Poi, lo scorso ottobre, la doccia fredda della Commissione Antitrust: il gigante d’acciaio finlandese è troppo grande per passare l’esame dell’Unione Europea, deve disfarsi di Terni. Per essere più tecnici il problema era l’eventuale posizione dominante di Outukumpu. I cinesi possono essere giganti, gli europei no: l’antitrust non lo permette. Come se in materia di acciaio il mercato rilevante fosse l’Europa anziché il mondo. Ma questa è un’altra storia. Noi europei, tra Davide e Golia, ci siamo convinti di poter essere Davide.

Tornando ai fatti. Dopo una serie di trattative, e un termine imposto dalla Ue per la vendita, Outukumpu riceve due proposte. Entrambe vengono liquidate come “irricevibili”. Passa altro tempo e dopo una serie di incontri al Ministero dello Sviluppo Economico – più o meno inconcludenti – siamo arrivati ad oggi.

Le sprangate che hanno insanguinato questa mattina il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, sono sprangate che dovrebbero colpire non solo gli occhi, ma anche la testa e il cuore di un Paese e di un’Unione Europea alla deriva. La tensione che oggi si è manifestata su quella testa insanguinata nasce dall’incertezza e dall’inettitudine in termini di politica, giustizia, e politica economica in cui l’Italia permanentemente vive. E allora, quella testa sanguinante, non è solo quella di Leopoldo Di Girolamo, sindaco di Terni: è la testa di tutti noi. La testa di una nazione di sindaci e cittadini stanchi di vivere nel limbo.

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