Amore senza confiniI miei tre giorni di Ramadan

Il mio primo Ramadan è stato durante le superiori. Oddio, definirlo Ramadan è decisamente esagerato, considerando che ho fatto solo un giorno di digiuno: la mia migliore amica, di origini marocch...

Il mio primo Ramadan è stato durante le superiori. Oddio, definirlo Ramadan è decisamente esagerato, considerando che ho fatto solo un giorno di digiuno: la mia migliore amica, di origini marocchine, mi aveva chiesto se volevo condividere con lei quel momento speciale. Così, per quel giorno niente colazione e via, sul pullman per arrivare a scuola. Verso l’intervallo, i morsi della fame si facevano sentire: misi in bocca un chewing-gum (metodo che uso tutt’ora per farmi passare l’appetito), pensando che non rompesse il digiuno. Ma mi sbagliavo e poco dopo finì nella spazzatura: niente cibo, niente acqua e niente chewing-gum fino alle otto. E, appena giunta l’ora dell’iftar (rottura del digiuno), mi lanciai subito sul primo cibo commestibile.

Il secondo anno andò meglio, anche se non ricordo i dettagli della giornata. Ammiravo, e ammiro tutt’ora, la forza di volontà con cui riusciva a digiunare pur avendo compiti e verifiche da portare avanti, mi chiedevo dove riuscisse a trovare tutte queste forze necessarie.

Un conto è però vivere Ramadan insieme a un’amica, che vedi solamente durante le ore scolastiche, e quindi cerchi semplicemente di non mangiare o bere sotto al suo naso, ma vivere durante il periodo di Ramadan insieme al tuo ragazzo è un altro bel paio di maniche.

Ramadan infatti non è solo un digiuno dal cibo (qui trovate un ottimo articolo:http://www.islamicita.it/FILES%20STAMPA/ramadan%20e%20il%20Suo%20digiuno.html ) è il mese della purificazione, in cui bisogna anche resistere alle proprie passioni o vizi. Sono vietati anche i rapporti sessuali con il partner, per cui anche semplici baci e abbracci sono da evitare, perché potrebbero portare a quello. Niente sigarette, poca tv, si dovrebbe dedicare tempo allo studio del Corano per aumentare il proprio deen.

Finché non abitavamo insieme, non era così difficile: bastava vedersi dopo l’Iftar, mangiando insieme qualcosa o mettendoci a guardare un film. Il secondo anno, ho fatto con lui il mio terzo giorno di digiuno a distanza: lui in Tunisia e io in Italia, con la chiamata su skype per avvisarmi che potevo mangiare.

Abitando insieme, giunto il mese di Ramadan, panico totale: “E ora come faccio a cucinare tutti quei cibi?!”. Io e i fornelli abbiamo infatti un pessimo rapporto, senza contare che, collaborando con il giornale, non ho orari fissi e quindi avrei potuto rischiare di fargli saltare il pasto. Ho tirato quindi un respiro di sollievo quando mi ha comunicato che avrebbe cenato quasi sempre fuori, a casa dello zio (che abita a pochi chilometri da noi) o dal suo amico.

Ma la difficoltà non è il cibo: mi potrei mettere un attimo d’impegno e cavarmela. Anche se ammetto che per me Ramadan equivale anche a un riposo culinario: per un mese, non devo più scervellarmi su cosa preparargli per pranzo per il giorno dopo, e neppure svegliarmi di soprassalto alle due di notte perché all’improvviso mi sono ricordata di non avergli cucinato niente. Mangiando da sola, posso dedicarmi al mio cibo estivo preferito, le insalate, veloci e fresche, o cucinarmi cibo surgelato senza troppe lamentele. Dopo cena, ora relax sul divano e sogni tranquilli.

Quando è al lavoro, il tempo passa in fretta, e ci si vede solo la sera; il “problema” è il fine settimana, quando siamo entrambi a casa. Di solito a pranzo mangio insalate: nessun odore invitante per la casa (anche se spesso gli ometti in questione dormono il più possibile se non devono lavorare), per bere cerco di non farmi vedere. Anche se a lui non fa nulla che gli mangi davanti, mi sembra sempre poco irrispettoso.

Per casa, giro con abiti larghi e che non facciano vedere le forme: spesso infilo un vestito tradizionale marocchino, molto semplice, che mi ha regalato la mamma della mia ex coinquilina. Così non si cade in tentazione. E la sera, niente dormire abbracciati: dovrebbero inventare dei letti appositi per il Ramadan…

Mi rendo conto di come mi manchino i piccoli gesti di affetto: dal bacio del buongiorno, all’abbraccio quando ho avuto una giornata no. Ed è questa la parte più difficile.

Spesso sono invitata anche io all’iftar: sono i momenti che mi piacciono di più, dove capisco che Ramadan significa anche cercare di riallacciare gli affetti, è il mese in cui si sta in compagnia tra amici e parenti (nella foto, la tavola apparecchiata dalla cuginetta del mio ragazzo, con la candela in mezzo perché sapevo che c’ero anche io, quindi voleva dare un tocco di romanticismo). Ci si siede a tavola, cominciando dai datteri con il burro, poi si passa alla chorba (una zuppa), l’insalata tunisina (quella base, meno pesante: cetrioli, cipolle e pomodori), i brick, il the con i dolcetti. Nel frattempo, alla tv si guardano i vari telefilm seduti insieme sul divano (a Ramadan l’offerta si moltiplica: sono soprattutto telefilm egiziani o turchi), quasi addormentandosi da quanto si è mangiato; o le “camera caché”, una sorta di “scherzi a parte” tunisina.

Vi lascio con qualche link di ricette:

http://www.cookaround.com/yabbse1/showthread.php?t=125717

http://sfizievizi.blogspot.it/2012/04/salata-tunsiyya-ovvero-insalata.html

http://www.cookaround.com/cucina-internazionale/tunisia/primi-piatti/chorba-con-pollo

E voi, come trascorrete il Ramadan con la vostra dolce metà?

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