Pd, Renzi riflette ma il congresso sarà forse nel 2014

«L’intervista di oggi sembrava un po’ tirata. Come se il giornalista avesse voluto che Matteo sciogliesse la riserva». Ore 13, alle buvette di Montecitorio un drappello di parlamentari del Pd di ri...

«L’intervista di oggi sembrava un po’ tirata. Come se il giornalista avesse voluto che Matteo sciogliesse la riserva». Ore 13, alle buvette di Montecitorio un drappello di parlamentari del Pd di rito differente chiacchiera sull’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica dal sindaco di Firenze e nel frattempo sgranocchia un pezzo di rosticceria. Fra essi c’è un parlamentare renziano che spiega ai “compagni” di partito «l’atteggiamento di Matteo in questa fase». Una “fase” nella quale è ancora tutto in alto mare. «Matteo attende, è ancora presto: vuole comprendere cosa succederà con le regole». Non c’è storia, il nodo delle regole è al centro del dibattito di Largo del Nazareno. Lunedì è stata rinviata la riunione della commissione congressuale che tonerà a riunirsi giovedì. E in quell’occasione ill cosiddetto “correntone” – quello che ormai va dai bersaniani ai dalemiani sfiorando lettiani, giovani turchi e franceschiniani – proverà in tutti i modi di imporre le regole per il prossimo congresso. «Prima i congressi di circolo, quelli provinciali e regionali, e poi le primarie per il segretario nazionale», spiega a Linkiesta un bersaniano. «La linea è la seguente: abbiamo pure la maggioranza in direzione e in assemblea».

I desiderati dei fedelissimi dell’ex segretario del Pd, di certo, lasciano intendere che «il congresso potrebbe slittare al 2014». Perché? È presto detto. Secondo un democrat, «la separazione dei congressi locali da quello nazionale impone che le candidature potranno essere presentate entro novembre. Quindi…». Ciò lo sanno i fedelissimi del primo cittadino di Firenze. «Non esiste, i segretari regionali devono essere eletti con le primarie ed insieme al segretario. Altrimenti salta il tavolo». Ma questa volta il tavolo potrebbe saltare. Oggi Nico Stumpo, incubo dei renziani, e Davide Zoggia dominavano in un Transatlantico invaso da parlamentari per il decreto sull’Ilva. L’ex responsabile organizzazione dei democratici ha il cerino in mano delle regole. «Le modifiche devono passare dal suo cadavere», mormora un renziano. E “Nico”, che è super gettonato dai cronisti parlamentari che si occupano delle beghe di Largo del Nazareno, lo sa perfettamente ed è entrato appieno nella parte.

In questo contesto si muovono i democratici. Con gli ex popolari in attesa «della discesa in campo di una cattolica, tosta e preparata», i franceschiniani che guardano al “mediatore” Epifani ma anche al primo cittadino di Firenze, i dalemiani un po’ silenti nelle ultime ore, e i veltroniani che hanno sguinzagliato il capocorrente “Walter” nella trasmissione condotta da Luca Telese. Sullo sfondo si annovera l’iniziativa di oggi Goffredo Bettini. Al Capranichetta, in una sala affollata al punto giusto per essere un martedì mattina, l’ex braccio destro di Veltroni ha convocato una conferenza stampa per presentare un documento, «che non è una mozione, una mozione ha degli obiettivi più vasti», con «l’obiettivo di scalare il Pd con le idee». All’iniziativa hanno preso parte diversi veltroniani, come Paolo Gentiloni e Roberto Morassut, dalemiani come Marianna Madia, e renziani come Graziano Del Rio. Bettini non ha indicato alcuna candidatura, ma ha semplicemente sottolineato che sarebbe “contento” se Renzi sposasse il suo documento. In realtà nell’intervista rilasciata a Claudio Tito su La Repubblica il primo cittadino di Firenze ha elogiato il documento di Bettini definendolo “molto interessante”. Un modo come un altro per avvicinarsi non solo a uno degli uomini più potenti di Roma, ma «ad uno che la pensa come noi», sussurra un renziano. Da più parti avrebbero letto l’iniziativi bettiana come la riunione dell’altro “correntone” del Pd costituito da: veltroniani e renziani. Ma “Goffredo” è stato “bravo” mischiando le carte, e non incentrando il documento sui tratti del prossimo candidato alla segreteria, ma sui contenuti. Insomma lo scenario resta fluido, e, sopratutto, difficile da decrittare.

Mentre in serata è toccato ad Enrico Letta diffondere dichiarazione sul Pd. Prima ha definito Matteo Renzi “una grande risorse” del Pd. Poi, “democristianamente”, ha elogiato Guglielmo Epifani per l’operato fin qui svolto da segretario. Come dire, «per Matteo c’è ancora tempo, il futuro prossimo sarà costituito da me e da Guglielmo».

Twitter: @GiuseppeFalci

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