Buona fame!Quel che manca alla scuola cinese

Stefano Blanco è in Cina per visitare alcune università. Ecco le sue impressioni. Che i genitori cinesi facciano di tutto per il proprio figlio è cosa nota. Basti vedere la quantità di grandi stor...

Stefano Blanco è in Cina per visitare alcune università. Ecco le sue impressioni.

Che i genitori cinesi facciano di tutto per il proprio figlio è cosa nota.

Basti vedere la quantità di grandi store che nascono come funghi a Shanghai (che solitamente anticipa le tendenze del resto della Cina) tutti dedicati ai più piccoli e alle loro esigenze, o forse quelle dei loro genitori e nonni. Le legge del figlio unico fa il resto, dando un attaccamento per le sorti del proprio prediletto quasi maniacale.

Ma la tradizione arriva dal molto lontano, si pensi che la leggenda narra come la madre del filosofo Melcius, siamo nel 300 a.C., per bene tre volte cambiò residenza alla ricerca di una buona scuola per il figlio. La storia le diede ragione. Ovviamente per tempi così remoti si trattava di una cosa quasi folle.

Anche in questi anni, molte famiglie cinesi, che si affacciano alla middle class o alla high class, sono interessate alle migliori scuole per il proprio figlio e sono pronte a cambiare la propria residenza – e lo fanno, con tutto quello che comporta – alla ricerca di un contesto soddisfacente. Fenomeno così importante che, negli ultimi anni, si è parlato propriamente di education oriented emigration, vale a dire di emigrazione orientata all’istruzione.

Questo spirito, di per se positivo, mostra da diversi anni molti lati negativi. Quello più evidente lo potete osservare visitando qualche famiglia di amici cinesi: bambini costretti a studiare sino a tarda sera fin dalle scuole primarie, a frequentare ripetizioni o spesso approfondimenti con insegnanti privati ogni pomeriggio. Piccoli che passano da un mondo di assoluta ovatta, che li tiene nei primi quattro cinque anni di vita, dove sono coccolati come una pepita d’oro da tutta la famiglia allargata, a un tuffo nella dura e rigorosa vita dello studente delle elementari, già orientato ad essere il primo della classe.

Situazioni molto frequenti nelle case e nelle classi cinesi, dove la valorizzazione della persona in senso più ampio e largamente diffusa nella cultura occidentale non è ancora pienamente apprezzata e praticata. L’educazione formale e non formale cinese continua a essere eccessivamente focalizzata sulle competenze e lo studio e resta insufficiente per far maturare i talenti di ognuno e le capacità di comprendere la realtà.

Quando anche il Pil correrà un po’ meno (e ci siamo), ci si fermerà un momento a pensare.

(quarto e ultimo post dalla Cina)

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