BikanerTerza fermata: Laos (1)

Quando il motore ha ragliato gli ultimi colpi prima di sbuffare la fine il nostro capitano si è attacato al telefono. Ha gridato. Poi, placido, ha cominciato a storfinarsi tra le dita dei piedi con...

Quando il motore ha ragliato gli ultimi colpi prima di sbuffare la fine il nostro capitano si è attacato al telefono. Ha gridato. Poi, placido, ha cominciato a storfinarsi tra le dita dei piedi con foglie uscite da chissà dove. Intanto la lancia non si muove. Odore di benzina. Due ore ad armeggiare con le chiavi inglesi sulle candele non bastano: si riparte qualche ora più tardi, su un’altra barca, dopo un frettoloso trasloco di vettovaglie e persone. Per risalire una valle di giungla invadente, di villaggi di terra battuta, bambù, bufali che affondano fino alle corna. Il Nam Ou è il fiume di fango che attraversa il Laos del nord, una scorciatoia da preferire alle strade accidentate e agli autobus senza sospensioni. Sono sei ore per risalirlo controcorrente da Nong Khiaw a Muang Kuaw. A metà strada una sosta. Il nostro capitano borbotta con un ragazzo sulla riva, poi accetta un grosso ratto stecchito come prezzo dello corsa. Mi fanno capire che la bestia, che finisce dritta nel cassone di bordo, qui si mangia. E volentieri.

Oltre al ratto, la vera specialità del Laos è il Laap. Piatto fatto con carne tritata, generalmente di pollo o d’anatra mischiata a chicchi di riso fritti e schiacciati. Il Laap è accompagnato da verdure crude e riso bollito. Poi c’è l’insalata di papaya, affogata nel succo di limone e nell’aglio. Al mercato di notte di Luang Namtha la fanno al momento, tritata forte dentro grossi mortati di pietra.

Come in tutti i Paesi del Sud-est Asia, in Laos, il riso fa tutti i pasti della giornata. Qui, in particolare, è di varietà glutinosa – o sticky rice – magiato con le mani da piccoli panetti avvolti in foglie di banana.

Parte dell’Indocina francese, questa Repubblica Popolare Democratica (ancora comunista) indipendente dal 1949, porta ancora tracce evidenti della passata colonizzazione: è comune, anche lontano dalla capitale Vientiane, trovare boulangerie che vendono baguette, sandwich e croissant. E ancora, su diversi edifici pubblici, in posta o nelle stazioni, i nomi in lingua francese sono incisi sulla facciata.

Una buona parte della popolazine laotiana è buddista, religione introdotta a Luang Prabang alla fine del XIII°sec. È previsto che tutti i laotiani buddisti di sesso maschile siano monaci per una breve parte della loro vita, di solito nel periodo compreso tra la fine della carriera scolastica e l’inizio del lavoro o il matrimonio. I religiosi sono numerosi e rispettati. Per questo, sui manifesti che indicano le regole di comportamento al turista, c’è una curiosa vignetta che invita le donne a non toccare né i monaci, né il loro abito. Nemmeno il tempo di una foto.

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