Buona e mala politicaIl dramma dell’Olimpico, metafora della doppiezza della comunicazione pubblica

L'ultima e conclusiva lezione del mio corso semestrale di Teoria e tecniche della comunicazione pubblica a Milano è stata dedicata alla "rappresentazione" (questa è la parola del postulato fenomeni...

L’ultima e conclusiva lezione del mio corso semestrale di Teoria e tecniche della comunicazione pubblica a Milano è stata dedicata alla “rappresentazione” (questa è la parola del postulato fenomenico della “comunicazione pubblica”, leggibile come un evento teatrale) dello Stadio Olimpico di Roma, domenica 4 maggio.

La comunicazione pubblica non e’ solo quella della istituzioni, come molti ancora pensano. E’ quella di tutti i soggetti che, nello scenario del dibattito pubblico, si confrontano, conflittuano o convergono attorno a valori, diritti, interessi.

Cosa ci racconta quel “teatro”?

·      Racconta innanzi tutto un forte ruolo della comunicazione di impresa che, quando non si dedica a gestire la Brand equity delle aziende o a vendere prodotti, interviene nel dibattito pubblico e appartiene quindi al perimetro generale della comunicazione pubblica.Essa si esprime attraverso il ruolo delle imprese – qui intese come club di calcio – che utilizzano, nel mercato dello spettacolo televisivo e mediatico del calcio, un prodotto fatto di prato e di spalti. Sul prato l’agonismo sportivo, sugli spalti la coreografia della tifoseria che è parte integrante della spettacolarizzazione. Prato e spalti compongono in parti ormai uguali un prodotto commerciale e i diritti connessi.

·       Racconta poi un ruolo della comunicazione sociale, anch’essa divisa in due componenti. Da una parte gli ultras – organizzati, compatti, assertivi, urlanti, regolati da un rapporto tra tifo e violenza, ormai notoriamente conformati a principi di impunità e di facinorosità. E in più divenuti una sub-impresa (merchandising e altro). Dall’altra parte spettatori quieti, portatori di un sentiment più riservato, in realtà osservatori paganti e marginalmente produttori di messaggi, coerenti con il grosso delle componenti sociali che “osservano da casa” sui teleschermi.

·       Racconta poi di un terzo soggetto in campo, quello della comunicazione politica e istituzionale, rappresentato da un lato da una poderosa filiera di presidio (sostanzialmente le forze dell’ordine in assetto di guerriglia, fino ai massimi rappresentanti, questore, prefetto); e dall’altro lato da esponenti delle istituzioni, in cui – sotto i rfilettori dei media – ogni atto, ogni gesto, ogni parola calibra tanto le valenze istituzionali (incarnare e rappresentare i sentimenti di tutti) quanto le valenze politiche (cioè incarnare e rappresentare i sentimenti della propria parte).

La dinamica. Foto, video, resoconti ci restituiscono una dinamica in cui il contesto della vicenda ( l’ agguato estremista – prodotto da un ambiente che ha per motto “meno calcio più calci” – ai tifosi napoletani a Tor di Quinto) è ovviamente noto a tutti, perché avvenuto due ore prima.

Questo antefatto mobilita molte cose che danno contenuto alla “comunicazione”:

·       gli ultras si considerano arbitri, per ragioni di vendetta o comunque di reazione, delle sorti stesse dell’evento pubblico;

·       le forze dell’ordine esprimono estrema tensione organizzativa verso il probabile scontro;

·      l’organizzazione dell’impresa (nel caso Napoli Calcio) gestisce platealmente i negoziati con gli ultras;

·      in tribuna gli esponenti istituzionali appaiono in balia degli eventi e non reagiscono, con evidenza, ai fischi elevati all’inno nazionale; così come si lasciano sorprendere in posture (il presidente del Senato ride!) che impietosamente diventano segnali di improprietà nello schema drammatico che si sta svolgendo.

Ecco che si confeziona metaforicamente uno scenario preciso e duale della comunicazione pubblica.

Il sistema sociale si scompone tra correttezza e illegalità, tra comportamenti di legittima rivendicazione (qui, per esempio, voler vedere la partita) e atti espressione di dinamiche sociali patologiche o devianti (gestire violenze e ricatti).

Il sistema di impresa sostiene una rappresentazione comunicativa in parte fisiologica, che è quella che produce messaggi che creano realtà finanziaria, produttiva e commerciale utile all’economia; ma anche in parte non fisiologica, perché essa utilizza componenti che si collocano visibilmente nella illegalità e nella illegittimità nel sostenere interessi.

Il sistema istituzionale si articola nella sua potenzialità di spiegare, decidere e servire gli interessi generali; ma anche nella sua tradizione di assumere il paradigma del silenzio e del segreto come rappresentazione di un potere esercitato con la forza legittima che tuttavia (come il caso appare e come i media hanno riferito) colloca quella forza legittima in condizione soccombente rispetto al ricatto.

La doppiezza del sistema è dunque totale. E leggere l’evento vuol dire coglierla in tutti gli aspetti.

Il senso di un corso universitario sulla materia che, quando serve, mette al microscopio la cronaca,  qui sta profondamente racchiuso. Dal momento che un approccio universitario a questa problematica non ha scopo contemplativo, ma serve a formare uno spirito critico in futuri addetti ai lavori. Sia che essi siano destinati ad operare nella specifica materia, sia in altri campi ma mantenendo uno sguardo altamente interpretativo, l’unico che rende socialmente importante laurearsi in queste discipline.